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venerdì 16 dicembre 2011

Permesso unico di residenza e lavoro e nuovi diritti per i lavoratori extracomunitari

I lavoratori extracomunitari che lavorano legalmente nell'UE avranno diritti simili a quelli degli europei per quanto riguarda le condizioni di lavoro, la pensione, la sicurezza sociale e l'accesso ai servizi pubblici, secondo la nuova legislazione sul "permesso unico", approvata martedì dal Parlamento.
La direttiva permetterà ai lavoratori extracomunitari di ottenere il permesso di lavoro e quello di residenza attraverso un'unica procedura. Gli Stati membri avranno due anni per trasporre le nuove misure nelle legislazioni nazionali. La direttiva sul permesso unico si aggiunge a altre misure sull'immigrazione legale, come la carta blu (blue card) che mira a regolare i flussi d'immigrazione secondo i bisogni del mercato del lavoro europeo.
Durante un dibattito lunedì, la relatrice Véronique Mathieu (PPE, FR) ha detto: "La direttiva sul permesso unico è una risposta alla crisi di mano d'opera che si profila all'orizzonte europeo, rendendo possibile anche il controllo della mano d'opera. È meglio verificare tutte le forme d'immigrazione e eliminare le tentazioni di frode e immigrazione illegale. Oltre a semplificare le procedure per il permesso di residenza e di lavoro, il permesso unico permette di attribuire una serie di diritti comuni ai lavoratori di paesi terzi e a quelli europei. L'uguaglianza di trattamento è il centro di questa direttiva".
 Le nuove regole non modificheranno la possibilità di ciascun governo nazionale di regolare il flusso di lavoratori extracomunitari, ma obbligheranno le autorità nazionali a rispondere a una richiesta per un permesso unico entro 4 mesi, riducendo le incertezze, l'iter amministrativo e i tempi d'attesa. La candidatura per il permesso potrà essere presentata sia dal lavoratore sia dall'impresa che assume.
A chi si applicano le nuove regole
La legislazione sul permesso unico riguarda cittadini extracomunitari che vogliono vivere e lavorare in uno Stato membro o che già vi risiedono e/o lavorano.
La direttiva non si applica agli immigrati extracomunitari che hanno ottenuto un permesso di residenza a lungo termine, ai rifugiati, ai lavoratori stagionali, a quelli distaccati (che sono coperti da altre regole UE) e ai lavoratori in trasferimento all'interno di società multinazionali.
Parità di diritti
La direttiva prevede che siano garantiti, a livello comunitario, una serie di diritti, fra i quali quelli relativi al lavoro (come l'accesso alla sicurezza sociale - inclusi gli alloggi sociali - alla formazione professionale, a condizioni di lavoro decenti e al diritto alla rappresentanza sindacale) agli immigrati che risiedono legalmente e che hanno un'occupazione. Tuttavia, gli Sati membri avranno la possibilità di applicare restrizioni al godimento di tali diritti.
Pensione e diritti sociali
Come regola generale, i lavoratori extracomunitari avranno garantito lo stesso accesso alla sicurezza sociale dei lavoratori europei. Tuttavia, secondo il testo approvato, i governi nazionali avranno la possibilità di restringere l'accesso ai sostegni familiari e di disoccupazione ai lavoratori in possesso di un permesso valido per meno di sei mesi. Si potrà rifiutare la concessione del sussidio di disoccupazione alle persone che sono state ammesse nel paese per motivi di studio. I governi nazionali avranno inoltre la possibilità di restringere il diritto all'alloggio sociale per i cittadini extracomunitari che hanno un contratto di lavoro in corso.
 Su richiesta degli eurodeputati, i lavoratori extracomunitari avranno il diritto di ricevere la pensione una volta rientrati nel proprio paese alle stesse condizioni e tassi dei cittadini dello Stato membro di residenza.
Formazione professionale e istruzione
Sempre su insistenza del Parlamento, la legislazione prevede l'accesso alla formazione professionale e all'istruzione per i cittadini extracomunitari che hanno un lavoro o sono registrati come disoccupati. Durante i negoziati, i deputati hanno respinto la richiesta dei governi nazionali di limitare tale diritto ai soli lavoratori stranieri con un contratto di lavoro. Tuttavia, gli Stati membri potranno imporre condizioni all'accesso alla formazione universitaria e professionale non direttamente collegata all'occupazione, come la conoscenza della lingua nazionale.
Prossime tappe
Il voto di martedì segna la fine dell'iter legislativo, poiché il Consiglio dei Ministri ha già approvato il testo in precedenza. Una volta che la direttiva sarà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale UE, gli Stati membri avranno due anni per trasporla nelle legislazioni nazionali.

Link
Posizione comune del Consiglio sul permesso unico