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giovedì 8 marzo 2012

L'8 marzo, Rossella Urru e le contadine


L’8 marzo è e vuole essere da sempre una giornata di riflessione sulla condizione della donna – di tutte le donne – nel mondo. Come ogni anno ecco la mia riflessione per questo 8 di marzo.  
Quest’anno in Sardegna si è dedicato l’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna, a Rossella Urru, la cooperante italiana rapita in Algeria. Bel pensiero, per carità! Ma Rossella Urru non è stata rapita in quanto donna. E’ stata rapita in quanto cooperante. Un mestiere tanto bello quanto difficile, che richiede professionalità, competenze ed equilibrio, come pochi altri lavori. Ed è di questo che si dovrebbe parlare quando si parla di Rossella Urru. Della cooperazione, della sua utilità e del fatto che l’Italia è agli ultimi posti nella classifica dei Paesi donatori per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), destinando poco più dello 0,1% del proprio PIL interno*. Dunque, molto lontano dall’obiettivo dello 0,7% entro il 2015, a cui l’Italia ha aderito insieme agli altri paesi più industrializzati del Pianeta. L’Italia, insieme ad altri, ha dunque gravi responsabilità su quanto è accaduto a Rossella ed ai suoi colleghi spagnoli. Il misero contributo suo e di altri Paesi “ricchi”, impoverendo il sistema della cooperazione, lo rende non solo meno efficace ma, purtroppo, più insicuro. Forse è anche per questo che è più facile rapire una cooperante. E’ di questo che si dovrebbe parlare. Ed è di questo che Rossella vorrebbe sicuramente discutere, se fosse qui tra noi. Altro che mimose!
L’ONU ha dedicato questo 8 marzo alle Contadine. In varie parti del mondo, infatti, le donne rapresentano il 70% della manodopera agricola ed il 43% dei lavoratori agricoli. Ecco le cifre che ne documentano la dura realtà. Tra le varie considerazioni svolte nell’analisi delle Nazioni Unite, una in particolare merita attenzione: “si stima che se le donne avessero accesso agli stessi mezzi produttivi degli uomini, aumenterebbero il rendimento dei propri beni agricoli tra il 20 ed il 30 per cento in più, salvando dalla fame tra i 100 ed i 150 milioni di persone”.
E’ anche per questo che Rossella Urru, insieme a centinaia di cooperanti, maschi e femmine, lavorano sin negli angoli più dimenticati del nostro Pianeta.

*dati forniti dalla Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione in Europa (OCSE)