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sabato 11 agosto 2012

IN SARDEGNA COME A TARANTO...MA NESSUNO NE PARLA!

".....Tutta la Sardegna è dentro lo scontro industrialambientale, e i suoi amministratori non trovano la strada per uscirne. Nelle scorse stagioni sono stati avvistati polveroni rossi in direzione dell'isola di Carloforte, per il neonato comitato nascevano dai fanghi dell'Alcoa di Portovesme, sulla costa nel Sulcis. Sempre a Portovesme, dopo i test dei carabinieri, un gip ha contestato all'altra grande industria, l'Eurallumina, il "disastro ambientale doloso con inquinamento delle acque di falda....."
Ciò che sta accadendo a Taranto in Sardegna non interessa. Perché? Come mai nell'Isola nessuno avvia un serio dibattito sul tema:  
LAVORO E SALUTE: DIRITTI  INNEGOZIABILI?

Pubblichiamo di seguito l’intervento che solo in parte Cataldo Ranieri è
riuscito a leggere durante la manifestazione dei sindacati dello scorso 2
agosto. Ricordiamo che il comitato ‘Cittadini e operai liberi e pensanti’
interruppe i comizi dei sindacati di Cgil, Cisl e Uil perché, nonostante
ne avessero fatto richiesta formale, fu negata loro la possibilità di
intervento. Non riuscirono in ogni caso a concludere la lettura del
documento. E’ per questo che oggi lo riportiamo integralmente:
“Oggi, 2 agosto 2012, ricorre l’anniversario della strage di Bologna,
strage di Stato: oggi io qui voglio ricordare un’altra strage di Stato che
ha fatto in cinquant’anni centinaia di vittime sul lavoro, all’interno
dello stabilimento siderurgico, e migliaia fuori dallo stabilimento,
vittime dell’inquinamento. Su questo palco parlo a nome del Comitato
lavoratori e cittadini liberi e pensanti. Siamo operai Ilva, lavoratori
precari, disoccupati, studenti, uomini, donne e bambini. Liberi perchè
abbiamo scelto di sfilare in questo corteo non per appoggiare le posizioni
dei sindacati, nè per difendere la proprietà, e neanche per opporci alle
decisioni della magistratura. Siamo liberi perché abbiamo scelto di
spezzare le catene del ricatto occupazionale che da cinquant’anni tiene
sotto scacco questa città. Non siamo più disposti a rinunciare alla nostra
dignità di cittadini e lavoratori, costretti a dover scegliere tra il
diritto alla salute e il diritto al lavoro. Nessun Paese civile
permetterebbe mai quello che a Taranto è stato possibile per 50 anni: che
nella busta paga ci mettesero anche il tumore. Nessun Paese civile
dovrebbe essere messo con le spalle al muro. Oggi lo Stato italiano si
ritrova con le spalle al muro perché per 50 anni è stato complice di un
delitto. Il delitto è aver permesso che diritti fondamentali, come il
lavoro e la salute, fossero frutto di negoziazione. Avete negoziato sulla
nostra pelle per il profitto di pochi. Per mezzo secolo il nostro sudore
ha prodotto l’acciaio che ha sorretto l’economia e l’industria italiana ed
europea, senza che nessuno si preoccupasse dei veleni che da quelle
ciminiere ci venivano sputavano addosso. Per il vostro acciaio avete
distrutto vite, aziende, attività imprenditoriali e turistiche. Avete
distrutto il futuro e i sogni di una città intera, che era ricca di
cultura, storia e risorse. Nessuno si è mai preoccupato del prezzo
altissimo che questo territorio sta pagando. Ai sindacati di Taranto
vorrei ricordare che mai, negli ultmi 15 anni, avete convocato di vostra
iniziativa uno sciopero per difendere i diritti dei lavoratori. Ai miei
colleghi chiedo: “Vi ricordate che i segretari territoriali, la Fim, la
Fiom e la Uilm di Taranto abbiano negli ultimi anni convocato giornate di
sciopero per le vertenze locali? Per il rispetto delle norme di sicurezza,
per la tutela dell’ambiente?” Mai. Lo hanno fatto oggi, per difendere i
loro interessi e quelli della famiglia Riva. Allo stesso modo lo Stato
italiano, che prima di Riva, ha sfruttato e avvelenato questo territorio,
si è ricordato di Taranto quando ha visto in pericolo il suo profitto.
Fino ad oggi i lavoratori dell’Ilva sono stati carne da macello per lo
Stato italiano, e i cittadini di Taranto effetti collaterali di un sistema
industriale malato. Ai sindacati vorrei ricordare che sono nati per
difendere i diritti dei lavoratori e dei cittadini, diritti non
negoziabili su cui invece oggi state negoziando: il diritto al lavoro e il
diritto alla salute. . Che le istituzioni e la politica sappiano che da
oggi noi cittadini e lavoratori di Taranto non permetteremo più che le
decisioni vengano prese senza di noi. È finito il tempo dei protocolli
d’intesa e dei patti fatti sulla nostra pelle. Da oggi Taranto decide per
sè. È arrivato il momento di dire basta. Io lavoro in quella fabbrica da
15 anni, io so quello che succede là dentro. Noi lavoratori conosciamo i
veleni che escono da quella fabbrica e quando parliamo da uomini liberi, a
mensa, da uomo a uomo, non possiamo nasconderci la verità. Oggi maledico
l’ignoranza di mio padre che ha permesso che si costruisse questo
stabilimento ma lui non sapeva. Nè io nè voi possiamo permettere che i
nostri figli un giorno maledicano la nostra indifferenza per non aver
agito pur sapendo. Con o senza fabbrica abbiamo bisogno di tornare ad
essere lavoratori che hanno una dignità. La dignità di poter lavorare
senza che nessuno, dentro e fuori lo satbilimento, si ammali per colpa
dell’Ilva. E questa dignità non sarà il sindacato a ridarcela ma spetta a
noi riprendercela. Cittadini e lavoratori insieme, perchè questa battaglia
è di tutti. Per concludere chiedo a questa piazza di osservare un minuto
di silenzio per la strage di Stato che a Taranto dura da cinquant’anni”.