Il Blog di EuYou.info

martedì 18 settembre 2018

IMPORTANTI RELAZIONI DELLA CORTE DEI CONTI EUROPEA

Secondo la Corte dei conti europea, utilizzare i fondi per la Coesione non dovrebbe divenire un fine in sé. Stando a una nuova relazione della Corte dei conti europea, la Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero fare un uso più efficace dei finanziamenti destinanti alla coesione. La Corte avverte che i ritardi nell’adozione del quadro normativo e la lenta attuazione dei piani di spesa spingono le amministrazioni nazionali a utilizzare rapidamente i fondi, talvolta a scapito della performance. La Commissione ha affrontato in ritardo le difficoltà incontrate in alcuni programmi nell’utilizzare i fondi; ciononostante, i suoi interventi e quelli degli Stati membri hanno avuto un impatto positivo sull’assorbimento. I fondi a favore della coesione sono assegnati anticipatamente agli Stati membri per un periodo di spesa settennale e messi a disposizione di questi ultimi tramite stanziamenti di bilancio annuali che devono essere utilizzati entro un determinato arco di tempo. Gli auditor della Corte hanno esaminato le spese sostenute nel periodo2007-2013 e le azioni intraprese dagli Stati membri, con il sostegno della Commissione, per incrementare l’assorbimento dei fondi laddove erano stati individuati problemi. Nel corso di detto periodo, il finanziamento complessivo per i 28 Stati membri dell’UE è ammontato a 346 miliardi di euro. Hanno inoltre comparato l’andamento della spesa rispetto ai periodi 2000-2006 e 2014-2020. Sono state effettuate visite di audit in quattro Stati membri: Repubblica ceca, Ungheria, Italia e Romania. È emerso che, per entrambi i periodi 2007-2013 e 2014-2020, l’adozione tardiva del quadro normativo ha comportato ritardi anche nei programmi operativi. Per il periodo 2007- 2013, la maggior parte dei PO è stata approvata solo un anno dopo l’inizio del periodo di programmazione, determinando, inevitabilmente, un effetto a catena sull’impiego dei fondi. L’attuazione è iniziata lentamente nel periodo 2007-2013, ma ancor più lentamente nel 2014-2020. Inoltre, data la sovrapposizione dei due periodi di programmazione, gli Stati membri stavano ancora spendendo i fondi del periodo precedente quando era già cominciato il periodo di programmazione successivo.

2) Special Report: Inquinamento atmosferico: la nostra salute non è ancora sufficientemente protetta.

Secondo quanto affermato dalla Corte dei conti europea in una relazione appena pubblicata, le azioni dell’UE volte a proteggere la salute umana dall’inquinamento atmosferico non hanno prodotto l’impatto atteso. Ogni anno, l’inquinamento atmosferico provoca nell’UE circa 400 000 decessi prematuri e comporta diseconomie legate alla salute per centinaia di miliardi di euro. Tuttavia, avverte la Corte, questi considerevoli costi umani ed economici non si sono ancora tradotti in un intervento adeguato nell’intera UE.

Gli inquinanti atmosferici responsabili della maggior parte di tali decessi prematuri sono il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposferico; le persone nelle zone urbane sono particolarmente esposte a tale rischio. La direttiva sulla qualità dell’aria ambiente, adottata nel 2008, costituisce il fulcro della politica dell’UE in materia di aria pulita, poiché definisce le concentrazioni limite di inquinanti nell’aria. La Corte ha esaminato l’impianto della direttiva e valutato se gli Stati membri vi abbiano dato efficace attuazione e le modalità con cui la Commissione ha monitorato e promosso il rispetto della direttiva. Inoltre, ha valutato se la qualità dell’aria sia stata adeguatamente considerata in altre politiche dell’UE e opportunamente sostenuta dai fondi dell’UE e se i cittadini siano stati informati in modo adeguato sui temi relativi alla qualità dell’aria. “L’inquinamento atmosferico costituisce il principale rischio ambientale per la salute nell’Unione europea” ha affermato Janusz Wojciechowski, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “Negli ultimi decenni, le politiche dell’UE hanno contribuito alla riduzione delle emissioni, ma la qualità dell’aria non è migliorata allo stesso ritmo e ha ancora un notevole impatto sulla salute pubblica”. Gli standard sulla qualità dell’aria applicati dall’UE sono stati definiti quasi venti anni fa e la Corte ha rilevato che alcuni sono molto meno severi rispetto alle linee-guida dell’Organizzazione mondiale della sanità e ai livelli suggeriti dai più recenti riscontri scientifici. Secondo la Corte, se da un lato le emissioni di inquinanti atmosferici sono diminuite, dall’altro la maggior parte degli Stati membri non rispetta ancora le norme dell’UE in materia di qualità dell’aria e non intraprende azioni su fficientemente efficaci per migliorare la qualità dell’aria.