mercoledì 21 novembre 2018

L'UE raggiunge un'accordo sul controllo degli investimenti esteri. E la Società Civile?

L'apertura agli investimenti esteri diretti è sancita nei trattati dell'UE. Gli investimenti esteri diretti, se opportunamente utilizzati, possono infatti alimentare la crescita economica, l'innovazione e l'occupazione. Tuttavia, come spesso accade in talune regioni europee - tra cui la Sardegna -, gli investitori esteri puntano ad acquisire attività strategiche grazie alle quali possono controllare o influenzare imprese o attività europee  fondamentali per la sicurezza e l'ordine pubblico nell'UE e negli Stati membri.
Per tale motivo auspichiamo, in questo e in altri ambiti, una maggiore attenzione da parte delle istituzioni europee e, in particolare, della Commissione, verso un concreto impegno per un incisivo e strutturato coinvolgimento della Società Civile. 

In tale contesto, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno raggiunto un accordo politico su un quadro europeo per il controllo di tali investimenti. In sintesi, con le misure concordate, l'UE e gli Stati membri dovrebbero essere in grado di tutelare i propri interessi fondamentali, confermandosi al contempo uno dei sistemi più aperti al mondo in materia di investimenti.

Secondo la stessa Commissione europea, l'accordo in esame rientra tra gli sforzi profusi per realizzare un'Europa che protegga le imprese, i lavoratori e i cittadini. Per tale motivo risulta fondamentale una maggiore attenzione da parte delle istituzioni europee e, in particolare, della Commissione, nella definizione del ruolo che la Società Civile deve avere al riguardo. 

In tale contesto, la Società Civile dovrebbe essere coinvolta nel monitorare da vicino i processi in corso, intervenendo adeguatamente nei previsti passaggi istituzionali e, in particolare, nel quadro del Gruppo di coordinamento che la Commissione Europea avvierà con gli Stati membri allo scopo di individuare problematiche e soluzioni strategiche comuni in questo ambito particolarmente delicato.

Principali caratteristiche del nuovo quadro europeo per il controllo degli investimenti esteri diretti:

- crea un meccanismo di cooperazione per lo scambio di informazioni e la segnalazione di preoccupazioni specifiche tra gli Stati membri e la Commissione;
- consente alla Commissione di esprimere pareri nei casi che riguardano vari Stati membri o quando un investimento potrebbe incidere su un progetto o programma di interesse collettivo per l'UE, come Orizzonte 2020 o Galileo;
- incoraggia la cooperazione internazionale sulle politiche di controllo degli investimenti anche tramite scambi di esperienze, buone pratiche e informazioni sulle tendenze degli investimenti;
- ribadisce che gli interessi di sicurezza nazionale sono di competenza degli Stati membri, senza pregiudicare la facoltà di questi ultimi di mantenere i meccanismi di revisione esistenti, adottarne di nuovi o decidere di non istituire misure di questo tipo a livello nazionale (ad oggi sono 14 gli Stati membri che dispongono di tali meccanismi);
- attribuisce agli Stati membri l'ultima parola sull'autorizzazione (o meno) di una determinata operazione sul proprio territorio;
- tiene conto della necessità di lavorare con scadenze brevi favorevoli alle imprese e secondo solidi principi di riservatezza.

Contesto e prossime tappe

Il 14 settembre 2017 la Commissione ha proposto un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell'ambito del pacchetto sul commercio annunciato dal Presidente Juncker nel discorso sullo stato dell'Unione. L'accordo odierno è il punto d'arrivo dei colloqui trilaterali avviati con il Parlamento europeo e il Consiglio il 10 luglio 2018. Spetta ora ai due colegislatori confermare l'accordo e dare il via libera finale alla proposta affinché possa entrare in vigore.
Parallelamente a questa proposta, la Commissione sta lavorando a un'analisi dettagliata dei flussi di investimenti esteri diretti nell'UE e istituirà un gruppo di coordinamento con gli Stati membri su problematiche e strategie comuni.

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