mercoledì 30 gennaio 2019

I passi da gigante dell'industria della Morte

"Quale ardita scommessa fu per i padri fondatori dell’Europa decidere di interrompere la spirale di violenza, mettere fine alla logica di vendetta, costruire un futuro migliore, insieme. Quale potente forza immaginativa."
Dall'intervento del Presidente del Consiglio Europeo durante la cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace all'Unione Europea - Oslo 10 dicembre 2012)

La "Fortezza Europa" da circa 80 anni riappare e scompare continuamente dinnanzi agli occhi degli europei e delle europee. Un'immagine nefasta di Europa che, costretta a difendersi dal Mondo esterno, si rinchiude in se stessa erigendo muri, adeguando le sue strade a misura di tank e investendo su nuovi strumenti di morte e distruzione.Da qualche tempo sia il progetto di un Fondo Europeo per la Difesa (FED - 13 miliardi di € dalle nostre tasche) e di “Fondo Europeo per la Pace” (Altri 10,5 miliardi di €, fuori dal bilancio a lungo termine e sempre dalle nostre tasche) fanno passi da gigante.  

Esulta Federica Mogherini, italiana e del PD, meglio nota a Bruxelles come “Alta rappresentante” dell'Unione per la PESC (Politica Estera e di Sicurezza Comune) nonché Vicepresidente della Commissione Europea. Esulta nonostante Francia e Germania abbiano, ovviamente, deciso di andare avanti anche per la loro strada. Ma in effetti, chi esulta di più non è l'Europa, come qualcuno vorrebbe far credere. In realtà, chi ha tutti i motivi per essere soddisfatta è l'"industria della morte". 

Lo commentava qualche anno fa Papa Francesco a Redipuglia: "Qui ci sono tante vittime. Oggi noi le ricordiamo. C'è il pianto, c'è il dolore. E da qui ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre - ha detto -. Anche oggi le vittime sono tante... Come è possibile questo? E' possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c'è l'industria delle armi, che sembra essere tanto importante. E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: 'A me che importa?"

Non bisogna mai avere paura delle parole, per quanto antipatiche siano. E se si ha paura delle parole significa che dietro di queste c'è qualcosa di poco chiaro, se non di losco o pericoloso. Ed è così che parole come "armi", "armamenti" e "guerra" sono scomparsi dal linguaggio ufficiale politicamente corretto. Oggi si parla di "equipaggiamenti" o "prodotti" di "difesa" e di "Ministero della Difesa" che, sino a qualche decennio fa, era il "Ministero della Guerra". Cambiano i termini ma il risultato è sempre lo stesso. Malessere e instabilità nell'intero Pianeta dove sono oltre 70 gli Stati coinvolti in guerre. Più spesso si tratta di conflitti di cui nessuno parla e dove la gente, in gran parte donne e bambini, muore. Tra il 2017 e il 2018 circa 193.000 persone sono morte a causa di conflitti a fuoco in Africa, Asia e Medio Oriente. Ma la parola d'ordine della cosidetta "PESC", la Politica Estera e di Sicurezza Comune di questa Unione Europea è, appunto, "sicurezza". Ovviamente dell'opulento Occidente, il più famelico parassita del Pianeta. Sicurezza che nasconde la vergogna di fenomeni divenuti ormai ingestibili, come quello delle folle di innocenti disperati che si riversano nel Mediterraneo per sfuggire a dittature, ad atroci conflitti, alla tortura ed alla morte, in cerca di un futuro dignitoso riconosciuto loro come un Diritto da tutte le Costituzioni, Dichiarazioni e Trattati possibili e immaginabili ma che si scontra con gli interessi di un settore industriale che, se la Storia non inganna, ha da sempre contribuito a fomentare instabilità, ingiustizia e distruzione nel Mondo. Difficile da credere e alquanto dura da spiegare, soprattutto alle nostre ragazze ed ai nostri ragazzi, ma stiamo parlando di "uno strumento europeo per la pace che migliorerà il finanziamento di operazioni militari", fortemente voluto da questa Unione Europea che, predicando bene e razzolando male, è attualmente  impostata impropriamente in modalità “homeland defense, fingendo di ignorare la scarsissima percentuale di europei ed europee che considera l'UE come la propria Patria. Forse perché stanchi di sentire ancora storie di muri, di confini, di frontierenon solo fisiche – o di  tristi scenari di un Mediterraneo solcato dalle portaerei. Forse perchè non gradiscono vedere le loro  Città presidiate dai soldati, armati con i soldi sottratti alle politiche sociali, alla cultura ed alla coesione. 
Si tratta di 4,1 miliardi di euro per finanziare progetti di ricerca su nuovi strumenti di morte. Finanziamenti tolti alle Università ed ai Centri di Ricerca dove i nostri giovani, invece di ricercare nuovi antibiotici o strumenti per migliorare la vita delle persone, ricercheranno strumenti “innovativi” per sterminarle! 
Stiamo parlando di 9 miliardi “disponibili per integrare gli investimenti degli Stati membri in prodotti per la difesa” e di  “sviluppo di prototipi e le fasi di certificazione e collaudo”.
Vaste aree di regioni come la Sardegna sanno bene cosa significhino le paroline: test e collaudo. In zone dell'Isola che prima erano famose nel mondo per l'alta percentuale di ultracentenari oggi, ogni giorno, si contano i morti ed i malati di tumori e malformazioni genetiche che stanno decimando un'intera generazione. È li che vengono “testati” e fabbricati quei mirabili frutti del “progresso”. 
A chi viene in mente di riflettere sul ruolo di “passacarte” che ha l'UE in tutto ciò? E sul reale interesse che hanno invece le lobby degli armamenti di paesi come Germania, Francia e Italia?
Trattano di “sicurezza” e di "difesa della democrazia” sapendo bene che si tratta di cose che non si possono difendere con le armi. 
Occorre, al contrario, investire massicciamente per accrescere e migliorare la qualità della presenza dell’UE sulla scena internazionale, puntando non sulle armi e sugli eserciti ma sui cervelli e su una vera, forte e preparata diplomazia. Un "esercito", quello si, composto da Gente giovane, intelligente, preparata e motivata. 
Se tutti o, come sta accadendo, solo alcuni tra gli stati membri vogliono puntare ancora verso progetti nati male come quello della Comunità Europea di Difesa (CED - Proposto e sostenuto negli anni 50 dalla Francia e dall'Italia, poi caduto nel nulla a seguito della mancata approvazione del relativo Trattato proprio da parte degli stessi due Paesi!) lo facciano pure, ma con i soldini dell'industria degli armamamenti, non con quelli degli europei!
Si tratta anche di investire, in modo più mirato e incisivo, sulla cooperazione con i paesi impoveriti, puntando ad eliminare alla radice i motivi dell’impoverimento di cui noi siamo i primi responsabili.
Utopie, forse, o impegni decisamente complessi che, se condotti come si deve, contribuirebbero concretamente a sradicare per sempre le radici dell'erbaccia più velenosa e infestante che cresce sul nostro Pianeta: l'economia della guerra.

History doesn’t teach us nothing…ammoniva Sting in una sua vecchia, bella canzone. Siamo ancora in tempo per dimostrargli che ha torto!