mercoledì 30 gennaio 2019

Infrazioni al Diritto Europeo e azioni legali nei confronti degli stati membri - Gennaio 2019

Con le decisioni sui casi d'infrazione adottate questo mese la Commissione europea avvia azioni legali nei confronti di alcuni Stati membri per inadempimento degli obblighi previsti dal diritto dell'UE. Le decisioni qui esposte, relative a diversi settori e ambiti della politica dell'UE, mirano a garantire la corretta applicazione del diritto dell'UE a favore dei cittadini e delle imprese.Le decisioni principali adottate dalla Commissione sono illustrate di seguito, raggruppate per settore. La Commissione procede inoltre ad archiviare 87 casi in cui le divergenze con gli Stati membri interessati sono state risolte senza che fosse necessario proseguire oltre nella procedura.

Per maggiori informazioni sulla procedura d'infrazione dell'UE si rinvia al testo integrale del MEMO/12/12

Per ulteriori informazioni su tutte le decisioni adottate si invita a consultare il registro delle decisioni sulle procedure di infrazione.

 1. Agricoltura e sviluppo rurale
(Per ulteriori informazioni: Daniel Rosario - tel.: +32 229 56185, Clémence Robin – tel.: +32 229 52509)
Pareri motivati
Indicazioni geografiche: la Commissione sollecita la BULGARIA ad annullare il quadro nazionale delle indicazioni geografiche
Oggi la Commissione ha deciso di accelerare una procedura d'infrazione inviando alla Bulgaria un parere motivato in merito alla legge sui marchi industriali e sulle indicazioni geografiche del 1° settembre 1999. Dal 2008 la Bulgaria tiene un registro nazionale delle indicazioni geografiche dei prodotti agricoli e alimentari. La Commissione ritiene che la protezione nazionale delle indicazioni geografiche non sia compatibile con le norme dell'UE sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari [regolamento (UE) n. 1151/2012]. Secondo una costante giurisprudenza dell'UE [C-478/07 (Budvar, 2009) e C-56/16/P (EUIPO/Instituto dos Vinhos do Douro e do Porto, 2017)] il regolamento UE prevede un regime di tutela uniforme ed esauriente delle indicazioni geografiche che rientrano nel suo ambito di applicazione. La Bulgaria avrebbe dovuto porre fine a tale sistema nazionale di registrazione a decorrere dalla data di adesione all'UE nel 2007 e avrebbe potuto proteggere le indicazioni geografiche esistenti a livello nazionale soltanto per 12 mesi dalla data di adesione, se durante questo periodo limitato fosse stata presentata una domanda a livello dell'Unione. A gennaio 2018 la Commissione ha pertanto aperto la procedura di infrazione mediante l'invio alle autorità bulgare di una lettera di costituzione in mora. La Bulgaria dispone di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Indicazioni geografiche: la Commissione esorta la DANIMARCA a far rispettare la protezione della denominazione di origine protetta "Feta"
La Commissione ha deciso oggi di inviare un parere motivato alla Danimarca in merito all'inadempimento, da parte delle autorità danesi, degli obblighi a norma del diritto dell'UE sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari [regolamento (UE) n. 1151/2012]. La Commissione ritiene che la Danimarca non sia riuscita a impedire o fermare la violazione del regolamento UE da parte di società con sede in Danimarca che producono (e/o importano da altri paesi) ed esportano verso paesi terzi formaggi bianchi dopo averli etichettati come "Feta". Tale pratica non è conforme alle norme dell'UE relative alle specifiche di prodotto previste per la denominazione di origine protetta (DOP) ed è considerata etichettatura ingannevole. "Feta" è una DOP registrata dal 2002. Il regolamento UE protegge i nomi registrati contro diversi tipi di usurpazione, tra i quali figura l'impiego commerciale diretto o indiretto di un nome registrato per prodotti che siano comparabili a quelli registrati con tale nome o, in alternativa, per sfruttare la notorietà del nome. I nomi di prodotti registrati come DOP sono quelli aventi il legame più forte con il luogo geografico dal quale provengono. La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro la Danimarca nel gennaio 2018. La Danimarca dispone di due mesi per rispondere alle preoccupazioni sollevate dalla Commissione; trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.

2. Concorrenza
(Per ulteriori informazioni: Ricardo Cardoso - tel.: +32 229 80100, Maria Tsoni – tel.: +32 229 90526)
Lettera di costituzione in mora
Aiuti di Stato: la Commissione esorta la GRECIA a recuperare gli aiuti illegali concessi alla società mineraria LARCO
Oggi la Commissione europea ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Grecia in merito alla mancata attuazione da parte del paese della sentenza della Corte del 9 novembre 2017 (causa C-481/16, Commissione europea contro Repubblica ellenica). Con tale sentenza la Corte ha condannato la Grecia per la mancata attuazione della decisione di recupero della Commissione del 27 marzo 2014, che imponeva alla Grecia di recuperare da LARCO General Mining and Metallurgical Company S.A. un aiuto illegale e incompatibile pari a 135,8 milioni di €. L'aiuto è stato concesso alla società LARCO sotto forma di garanzie di Stato e apporti di capitale. La Grecia dispone ora di due mesi per rispondere e dimostrare che l'aiuto è stato recuperato. Altrimenti la Commissione può decidere di deferire la Grecia alla Corte di Giustizia dell'UE, invitando la Corte a imporre al paese il pagamento di una somma forfettaria e di sanzioni pecuniarie.
Archiviazioni
Antitrust: la Commissione archivia le procedure di infrazione nei confronti di tre Stati membri in merito al recepimento nel diritto nazionale della direttiva sulle azioni di risarcimento per danni derivanti dalla violazione di norme antitrust.
La Commissione europea ha deciso di archiviare i procedimenti di infrazione nei confronti di Bulgaria, Grecia e Portogallo, che hanno nel frattempo recepito nel diritto nazionale la direttiva sulle azioni di risarcimento per i danni derivanti dalla violazione di norme antitrust (direttiva 2014/104/UE). Tale direttiva aiuta i cittadini e le imprese a chiedere un risarcimento danni qualora siano vittime di violazioni delle norme antitrust dell'UE, come cartelli o abusi di posizione dominante sul mercato. Consente inoltre alle vittime un accesso più agevole ai mezzi di prova necessari a dimostrare il danno subito e concede loro più tempo per le richieste di risarcimento. La direttiva sulle azioni di risarcimento per danni derivanti dalla violazione di norme antitrust costituisce pertanto un elemento fondamentale dell'applicazione del diritto dell'UE in materia di concorrenza. Gli Stati membri erano tenuti a recepirla negli ordinamenti nazionali entro il 27 dicembre 2016. Sette Stati membri l'hanno recepita entro tale termine. A seguito dell'apertura di procedimenti di infrazione per mancata comunicazione delle misure di recepimento, nel 2017 altri 18 Stati membri hanno recepito la direttiva, mentre la Bulgaria, la Grecia e il Portogallo l'hanno recepita nella prima metà del 2018. La Commissione si sta occupando di verificare la conformità dei 28 atti nazionali di recepimento.

3. Mercato unico digitale
(Per ulteriori informazioni: Nathalie Vandystadt - tel.: +32 229 67083, Marietta Grammenou – tel.: +32 229 83583)
Archiviazioni
Cibersicurezza: la Commissione archivia i procedimenti di infrazione contro la CROAZIA, la FRANCIA, l'IRLANDA, i PAESI BASSI, il PORTOGALLO e la SPAGNA
La Commissione europea ha deciso oggi di archiviare le procedure di infrazione avviate nei confronti di Croazia, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna per il mancato recepimento nell'ordinamento nazionale, entro il 9 maggio 2018, della prima normativa europea in materia di norme sulla cibersicurezza [direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, direttiva (UE) 2016/1148]. La decisione della Commissione è giustificata dal fatto che tali Stati membri sono stati in grado di dimostrare che il recepimento delle nuove norme nelle legislazioni nazionali è conforme alla direttiva. Lo scopo della direttiva è conseguire un livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi uniformemente elevato in tutta l'UE, mediante lo sviluppo di capacità nazionali in materia di cibersicurezza. Mira inoltre ad accrescere la cooperazione a livello dell'UE e a introdurre obblighi di sicurezza e di segnalazione degli incidenti per gli operatori di servizi essenziali e i fornitori di servizi digitali. Nel luglio 2018 la Commissione ha avviato una procedura di infrazione dell'UE invitando gli Stati membri interessati a completare il processo di recepimento. La Commissione continuerà a sorvegliare gli 11 casi di violazione per mancato pieno recepimento della direttiva ancora in sospeso e nei prossimi mesi intende avere una visione più approfondita del recepimento in tutta l'UE. Per ulteriori informazioni sul modo in cui gli Stati membri stanno sviluppando le loro capacità in materia di cibersicurezza è possibile consultare lo stato di attuazione del recepimento della direttiva e le domande e risposte. Si veda anche una scheda informativa relativa alle azioni UE intese ad aumentare la cibersicurezza.

4. Affari economici e finanziari
(Per ulteriori informazioni: Annika Breidthardt - tel.: +32 229 56153, Enda McNamara– tel.: +32 229 64976)
Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea
La Commissione deferisce la SLOVENIA alla Corte di giustizia per mancato rispetto dell'inviolabilità dei documenti della BCE e per mancata leale cooperazione
La Commissione europea ha deciso di deferire la Slovenia alla Corte di giustizia dell'UE per avere contravvenuto all'inviolabilità degli archivi della Banca centrale europea (BCE) e per non avere rispettato l'obbligo di leale cooperazione nell'ambito del sequestro dei documenti della Banca centrale europea che ha avuto luogo all'interno della Banca centrale slovena. Il 6 luglio 2016, nel contesto di un'indagine nazionale in cui sono coinvolti funzionari della banca centrale non collegati alle mansioni della BCE, le autorità slovene hanno eseguito il sequestro nella Banca centrale slovena di documenti e hardware informatico della BCE. La BCE non aveva dato alcuna autorizzazione preventiva al sequestro di tale materiale e i successivi tentativi della BCE di risolvere la questione in via amichevole non hanno avuto successo. L'intento della Commissione di chiarire i fatti e le circostanze è stato vano. I tentativi comprendevano una lettera EU Pilot del dicembre 2016, una lettera di costituzione in mora del maggio 2017 e un parere motivato del luglio 2018. La Commissione rimane in stretto contatto con la BCE al riguardo. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

5. Occupazione, affari sociali e inclusione
(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand - tel.: +32 229 62253, Sara Soumillion – tel.: +32 229 67094)
Pareri motivati
Libera circolazione dei lavoratori: la Commissione chiede a CIPRO, FRANCIA, IRLANDA e ROMANIA di notificare il pieno recepimento delle norme relative ai diritti pensionistici complementari per i lavoratori mobili
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare pareri motivati a Cipro, Francia, Irlanda e Romania per la mancata notifica del pieno recepimento nell'ordinamento nazionale delle norme dell'UE in materia di diritti pensionistici complementari (direttiva sulla trasferibilità delle pensioni, direttiva 2014/50/UE). La direttiva stabilisce i requisiti minimi in materia di acquisizione e salvaguardia di diritti pensionistici complementari. La direttiva è importante per promuovere la mobilità dei lavoratori salvaguardando i diritti pensionistici complementari dei lavoratori mobili. Nell'aprile 2014 gli Stati membri hanno convenuto di recepire la direttiva e comunicare alla Commissione le misure nazionali di recepimento entro maggio 2018. La Commissione ha già inviato una lettera di costituzione in mora ai suddetti Stati membri a luglio del 2018. Tutti e quattro i paesi hanno risposto che il processo di recepimento era in corso. Poiché non ha ancora ricevuto alcuna notifica della piena trasposizione, la Commissione ha adesso deciso di inviare un parere motivato. Se le autorità degli Stati membri non si attiveranno entro due mesi, il caso potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettera di costituzione in mora
Indicizzazione delle prestazioni familiari: la Commissione avvia un procedimento di infrazione nei confronti dell'AUSTRIA
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora all'Austria riguardante la nuova legislazione in virtù della quale i cittadini dell'UE che lavorano in Austria e i cui figli risiedono all'estero sono esposti a un'indicizzazione delle prestazioni familiari e delle agevolazioni fiscali a favore delle famiglie. Dal 1º gennaio 2019 l'Austria subordina le agevolazioni fiscali a favore delle famiglie e le prestazioni familiari versate per i figli residenti in un altro Stato membro al costo della vita in tale Stato membro. Per molti cittadini dell'UE che lavorano in Austria pagando le tasse e versando i contributi di sicurezza sociale allo stesso modo dei lavoratori locali, ciò comporta una riduzione delle prestazioni motivata unicamente dal fatto che i loro figli risiedono in un altro Stato membro. Le norme dell'UE sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale [regolamento (CE) n. 883/2004] non consentono a uno Stato membro di ridurre l'importo delle prestazioni in denaro riconosciute dalla propria legislazione agli assicurati per il solo fatto che questi ultimi o i loro familiari risiedono in un altro Stato membro. Tali norme vietano inoltre la discriminazione in base alla nazionalità. Una riduzione delle prestazioni familiari motivata unicamente dal fatto che i figli risiedono all'estero viola le norme dell'UE in materia di sicurezza sociale e il principio della parità di trattamento dei lavoratori cittadini di un altro Stato membro per quanto riguarda vantaggi sociali e fiscali [regolamento (UE) n. 492/2011]. Con l'invio di una lettera di costituzione in mora all'Austria, la Commissione europea ha ufficialmente avviato la procedura di infrazione. L'Austria dispone ora di due mesi per rispondere alle preoccupazioni della Commissione, trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.

6. Energia
(Per ulteriori informazioni: Anna-Kaisa Itkonen - tel.: +32 229 56186, Lynn Rietdorf – tel.: +32 229 74959)
Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea e lettere di costituzione in mora
Efficienza energetica nell'edilizia: la Commissione deferisce la CECHIA e la SLOVENIA alla Corte per non aver garantito una corretta affissione dell'attestato di prestazione energetica degli edifici.
La Commissione europea ha deciso oggi di deferire alla Corte di giustizia dell'UE la Cechia e la Slovenia per non essersi conformate alla direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia (direttiva 2010/31/UE). A norma di tale direttiva gli Stati membri devono stabilire e applicare requisiti minimi di prestazione energetica per tutti gli edifici, garantire la certificazione della prestazione energetica degli edifici e prescrivere l'ispezione periodica degli impianti di riscaldamento e condizionamento d'aria. Inoltre la direttiva impone agli Stati membri di assicurare che tutti i nuovi edifici siano del tipo denominato "a energia quasi zero" entro il 2021. La direttiva fa obbligo agli Stati membri anche di garantire che gli attestati di prestazione energetica siano affissi in determinati edifici abitualmente frequentati dal pubblico. Tale norma dovrebbe sensibilizzare il pubblico in merito all'importanza del consumo energetico efficiente e offrire incentivi per le ristrutturazioni. La Commissione ha richiamato l'attenzione delle autorità nazionali sul recepimento non corretto di tale requisito nel 2015 e ha inviato lettere ufficiali ad entrambi gli Stati membri nel corso del 2017 e del 2018. Ad oggi tuttavia la legislazione degli Stati membri in tale materia non è stata resa conforme alla direttiva. La Commissione ha inoltre deciso di avviare procedimenti d'infrazione dell'UE nei confronti di Croazia e Romania, poiché i due Stati membri non hanno presentato relazioni sui progressi conseguiti nel raggiungimento dei livelli ottimali in funzione dei costi dei requisiti minimi di prestazione energetica per gli edifici e i loro elementi. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Parere motivato
Norme fondamentali di sicurezza: la Commissione invita l'ITALIA a recepire la normativa dell'UE
Oggi la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Italia chiedendo il recepimento della nuova direttiva sulle norme fondamentali di sicurezza (direttiva 2013/59/Euratom del Consiglio). Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 6 febbraio 2018. La nuova direttiva aggiorna e consolida la normativa europea in materia di radioprotezione. Essa stabilisce anche norme fondamentali di sicurezza volte alla protezione dei lavoratori, degli individui e dei pazienti contro i pericoli derivanti dall'esposizione alle radiazioni ionizzanti e contempla la preparazione all'emergenza e la risposta in caso di emergenza, che sono state rafforzate a seguito dell'incidente nucleare di Fukushima. Lo Stato membro dispone ora di due mesi per rispondere al parere motivato e comunicare le sue misure di recepimento, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Pareri motivati e lettere di costituzione in mora
Biocarburanti sostenibili: la Commissione invita sei Stati membri ad attuare le norme dell'UE in materia di cambiamento indiretto di destinazione dei terreni connesso alla benzina e al combustibile diesel
La Commissione ha deciso oggi di inviare pareri motivati a Germania e Lettonia e lettere di costituzione in mora a Finlandia, Francia, Irlanda e Cechia per non aver recepito pienamente le norme dell'UE sulla qualità della benzina e del combustibile diesel e sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili [direttiva (UE) 2015/1513]. La direttiva mira a ridurre il rischio di cambiamento indiretto di destinazione dei terreni connesso alla produzione di biocarburante. Il cambiamento indiretto di destinazione dei terreni si verifica quando i terreni agricoli utilizzati per le colture destinate all'alimentazione umana o animale iniziano invece ad essere impiegati per la produzione di biocarburanti; cresce così la pressione ad utilizzare altri terreni (incolti) al fine di soddisfare la domanda di alimenti e mangimi, comportando ricadute sulle emissioni di gas a effetto serra. Ad esempio, i livelli di CO2 nell'atmosfera aumentano quando i terreni agricoli vengono estesi ai terreni che presentano stock di carbonio elevati, come le foreste, le zone umide e le torbiere. La direttiva prepara inoltre la transizione verso i biocarburanti avanzati, prodotti da materiali come rifiuti e residui. A norma della direttiva gli Stati membri erano tenuti a recepire la normativa dell'UE e a comunicare alla Commissione l'adozione di tali misure entro il 10 dicembre 2017. Gli Stati membri interessati dispongono ora di due mesi per rispondere alle preoccupazioni espresse dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di procedere alla fase successiva della procedura di infrazione, che comprende il deferimento alla Corte di giustizia dell'UE per i pareri motivati odierni.
Lettere di costituzione in mora
Efficienza energetica: la Commissione chiede a 15 Stati membri di conformarsi alla legislazione dell'UE
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora a Belgio, Bulgaria, Cechia, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Polonia e Portogallo chiedendo formalmente il corretto recepimento nel diritto nazionale della direttiva sull'efficienza energetica (direttiva 2012/27/UE). La direttiva del 2012 stabilisce un quadro comune di misure per la promozione dell'efficienza energetica nell'UE al fine di garantire il conseguimento dell'obiettivo dell'UE relativo all'efficienza energetica del 20% entro il 2020 e di gettare le basi per ulteriori miglioramenti dell'efficienza energetica al di là di tale data. A norma della direttiva, tutti i paesi dell'UE sono tenuti a utilizzare l'energia in modo più efficiente in tutte le fasi della catena energetica, dalla produzione al consumo finale. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi per replicare alle argomentazioni addotte dalla Commissione. Se non si attiveranno entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle rispettive autorità.
Rifiuti nucleari: la Commissione esorta la LETTONIA ad attuare correttamente il diritto dell'UE
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Lettonia per non aver recepito correttamente la normativa dell'UE sulla gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito (direttiva 2011/70/Euratom del Consiglio). La direttiva stabilisce un quadro dell'UE al fine di garantire una gestione responsabile e sicura del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, compresi quelli derivanti dagli utilizzi delle tecnologie nucleari e radiologiche per scopi diversi dalla produzione di energia, onde evitare di imporre oneri indebiti alle future generazioni. Tali provvedimenti mirano a proteggere i lavoratori e la popolazione dai pericoli derivanti dalle radiazioni ionizzanti. La direttiva impone inoltre la trasmissione delle informazioni necessarie e la partecipazione della popolazione in relazione alla gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi, prestando un'attenzione particolare alle questioni concernenti le informazioni proprietarie e di sicurezza. Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva entro il 23 agosto 2013. A seguito della sua valutazione del programma nazionale, la Commissione ritiene che le autorità lettoni non abbiano soddisfatto in maniera sufficiente una serie di requisiti previsti dalla direttiva. La Lettonia dispone ora di due mesi per replicare alle argomentazioni formulate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

7. Ambiente
(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Daniela Stoycheva – tel.: +32 229 53664)
Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea
La Commissione deferisce la SPAGNA alla Corte di giustizia per la mancata protezione contro le alluvioni
La Commissione europea deferisce la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE per il mancato rispetto delle norme dell'UE in materia di prevenzione delle alluvioni (direttiva sulle alluvioni, direttiva 2007/60/CE). Lo scopo della direttiva è ridurre e gestire i rischi che le alluvioni comportano per la salute umana, l'ambiente, le attività economiche e il patrimonio culturale. A norma del diritto dell'UE gli Stati membri erano tenuti a ultimare e pubblicare i piani di gestione del rischio di alluvioni e a notificarli alla Commissione entro il 22 marzo 2016. Dopo il mancato rispetto del termine iniziale da parte della Spagna, nel marzo 2018 la Commissione aveva avviato la procedura di infrazione con l'invio di una lettera di costituzione in mora alle autorità spagnole. La Commissione le esortava a ultimare, pubblicare e comunicare i piani di gestione del rischio di alluvioni per tutti i sette distretti idrografici situati nelle isole Canarie (El Hierro, Fuerteventura, Gran Canaria, La Gomera, La Palma, Lanzarote e Tenerife). Dato il protrarsi dell'inadempimento, nel luglio 2018 la Commissione ha inviato alla Spagna un parere motivato. Poiché la situazione persiste nei sette distretti idrografici delle Isole Canarie, la Commissione ha deciso di deferire la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
La Commissione deferisce la SPAGNA alla Corte di giustizia per la mancata protezione delle zone umide di Doñana
La Commissione europea deferisce la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE per la mancata adozione di adeguate misure di protezione dei corpi idrici sotterranei che alimentano le zone umide di Doñana, come prescritto dalla legislazione dell'UE sulle acque (direttiva quadro sulle acque, direttiva 2000/60/CE). Inoltre la Spagna non ha adottato provvedimenti adeguati per impedire il deterioramento degli habitat protetti nelle zone umide in questione, in violazione della legislazione dell'UE in materia di protezione della natura. Le zone umide di Doñana sono tra le più estese d'Europa e ospitano un'ampia varietà di ecosistemi. Sono caratterizzate da una fauna e una flora ricchissime di specie, comprese quelle in pericolo critico di estinzione come l'aquila imperiale, la lince pardina e la testuggine greca. Grazie alla sua ubicazione strategica, ogni anno la regione di Doñana si trova anche lungo la rotta migratoria di milioni di uccelli europei. Questa biodiversità unica è protetta a norma della direttiva Habitat (direttiva 92/43/CEE del Consiglio) e della direttiva Uccelli (direttiva 2009/147/CE), dal momento che nel parco nazionale di Doñana e nella regione circostante sono ubicate numerose aree designate dalla Spagna come siti Natura 2000. La decisione odierna fa seguito a un parere motivato inviato alle autorità spagnole nell'aprile 2016. La Commissione teme che la condizione delle zone umide possa ulteriormente deteriorarsi in quanto la Spagna non adempie gli obblighi previsti a norma della direttiva quadro sulle acque e della direttiva Habitat. Le misure in vigore per garantire la gestione sostenibile delle risorse idriche e la conservazione degli habitat di Doñana sono insufficienti e, inoltre, attuate in modo inadeguato. La Commissione ha pertanto deciso di deferire la Spagna alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Pareri motivati
La Commissione invita l'AUSTRIA, l'ITALIA e la LETTONIA ad attuare le norme dell'UE sull'accesso alle risorse genetiche
La Commissione europea invita l'Austria, l'Italia e la Lettonia a intensificare i loro sforzi per attuare il diritto dell'Unione volto a garantire che l'accesso alle risorse genetiche in altri paesi e il loro successivo utilizzo nell'UE avvengano nel rispetto delle disposizioni in materia di accesso e ripartizione dei benefici stabilite da tali paesi, in linea con il protocollo di Nagoya. Per risorse genetiche s'intende il materiale genetico di origine vegetale, animale o microbica, come quello delle piante medicinali, delle coltivazioni agricole e delle razze animali, che abbia un valore effettivo o potenziale. Se un paese ha fissato disposizioni in materia di accesso e ripartizione dei benefici (ABS), gli utilizzatori che desiderino ottenere tale materiale genetico a fini di ricerca, di conservazione e di applicazione commerciale o industriale devono conformarsi a tali disposizioni, secondo quanto stabilito nel regolamento ABS dell'UE [regolamento (UE) n. 511/2014]. A seguito dell'entrata in vigore di tale regolamento dell'UE nel giugno 2014, gli Stati membri erano tenuti ad adottare le misure necessarie a garantire l'attuazione efficace del regolamento. I paesi dell'UE sono tenuti in particolare a designare le autorità competenti responsabili dell'applicazione del regolamento e ad informarne la Commissione. Poiché l'Austria, l'Italia e la Lettonia non hanno notificato alcuna legislazione volta a designare tali autorità o a stabilire sanzioni, la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato agli Stati membri interessati, che dispongono ora di due mesi per porre rimedio alla situazione; in caso contrario la Commissione potrà decidere di deferirli alla Corte di giustizia dell'UE.
Acqua potabile: la Commissione invita l'ITALIA a garantire acqua potabile sicura ai suoi cittadini
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare un parere motivato all'Italia per aver disatteso gli obblighi imposti dal diritto dell'UE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano (direttiva sull'acqua potabile, direttiva 98/83/CE del Consiglio) e per aver lasciato che i valori di parametro per l'arsenico e il fluoruro venissero superati in alcune zone. Lo scopo della direttiva è proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque destinate al consumo umano, garantendone la salubrità e la pulizia. Le norme dell'UE impongono che l'acqua potabile non contenga microrganismi e parassiti e sia esente da qualsiasi sostanza che costituisca un potenziale pericolo per la salute umana. Per un lungo periodo di tempo l'acqua potabile erogata in 16 zone di approvvigionamento idrico nella regione Lazio, provincia di Viterbo, ha superato i parametri stabiliti per l'arsenico e/o il fluoruro. Ciò può costituire un rischio per la salute umana, in particolare per i bambini di età inferiore ai 3 anni. Nel 2014 la Commissione aveva inviato una lettera di costituzione in mora, ma le autorità italiane non hanno ancora adottato gli opportuni provvedimenti e non hanno rispettato l'obbligo di informazione e di notifica ai consumatori in merito agli eventuali rischi per la salute. L'Italia dispone di due mesi per porre rimedio alla situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE.
Rumore: la Commissione esorta la POLONIA a proteggere i suoi cittadini dall'inquinamento acustico
La Commissione invita la Polonia a rispettare le disposizioni fondamentali della direttiva sul rumore (direttiva 2002/49/CE) al fine di ridurre l'inquinamento acustico nell'UE. Il rumore ambientale, come quello provocato dal traffico stradale, ferroviario e aeroportuale, dalle attività industriali, dall'edilizia e da altre attività svolte all'aperto, è la seconda causa di morte prematura nell'UE dopo l'inquinamento atmosferico. La direttiva impone agli Stati membri di adottare piani di azione contro l'inquinamento acustico allo scopo di mantenere invariati i livelli di rumore (laddove rispettino i valori limite nazionali) o per assicurarne la conformità, se i valori limite vengono superati. La Commissione ha inviato alla Polonia una lettera di costituzione in mora nel maggio 2017. Benché siano stati compiuti alcuni progressi, le autorità polacche devono ancora adottare le mappe acustiche strategiche e i piani di azione riveduti contro l'inquinamento acustico per diversi agglomerati, unitamente ai piani di azione riguardanti le principali strade e ferrovie e l'aeroporto Chopin di Varsavia. Di conseguenza la Commissione ha deciso oggi di inviare alla Polonia un parere motivato, concedendole due mesi per porre rimedio alla situazione. In caso contrario la Commissione potrà decidere di deferire la Polonia alla Corte di giustizia dell'UE.
Protezione della natura: la Commissione invita la SLOVACCHIA a migliorare la gestione delle foreste
La Commissione ha deciso oggi di inviare un parere motivato alla Slovacchia per non aver provveduto ad una protezione adeguata della natura, causando in tal modo una riduzione significativa della popolazione di uccelli. Le norme dell'UE sugli habitat (direttiva 92/43/CEE del Consiglio) e sugli uccelli (direttiva 2009/147/CE) istituiscono Natura 2000, una rete di zone protette a livello di UE che costituisce una salvaguardia nei confronti di sviluppi potenzialmente dannosi. Nel quadro di tale normativa, i piani di gestione forestale e le attività quali lo sfruttamento forestale nelle zone protette devono essere sottoposti a una valutazione dei loro effetti sui siti Natura 2000 prima di essere autorizzati. Gli effetti dei piani di gestione forestale della Slovacchia e delle relative modifiche, nonché dell'abbattimento di alberi per motivi sanitari, al fine di prevenire le infestazioni da parassiti, andrebbero sottoposti a tale valutazione. A tutt'oggi tali disposizioni non sono presenti nella legislazione slovacca. La Commissione ritiene pertanto che la Slovacchia non abbia recepito correttamente l'obbligo imposto dalla direttiva Habitat secondo cui, nel caso di progetti che riguardano le zone protette di Natura 2000, gli effetti di tali progetti sui siti interessati devono essere sottoposti ad un'opportuna valutazione. Ne è conseguito, tra l'altro, il dimezzamento della popolazione di galli cedroni (Tetrao urogallus), i più grandi galliformi del mondo, nelle zone di protezione speciale (ZPS) da quando la Slovacchia ha aderito all'UE nel 2004. La Commissione ritiene pertanto che la Slovacchia non abbia adottato gli opportuni provvedimenti per evitare il deterioramento degli habitat del gallo cedrone e la significativa perturbazione di questa specie, e che non abbia quindi applicato correttamente la direttiva Habitat. Inoltre la Slovacchia non ha ancora adottato sufficienti misure speciali di conservazione per il gallo cedrone, come previsto dalla direttiva Uccelli, e neppure i piani di gestione per le zone di protezione speciale interessate. La Slovacchia dispone di due mesi per porre rimedio alla situazione; trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Parere motivato e archiviazioni
Acque reflue urbane: la Commissione esorta la LETTONIA e la LITUANIA a migliorare il trattamento delle loro acque reflue e archivia due casi
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare un parere motivato alla Lettonia e alla Lituania per non aver garantito che tutti gli agglomerati con più di 2 000 abitanti disponessero di adeguati sistemi di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane, secondo quanto disposto dalle norme dell'UE in forza della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane (direttiva 91/271/CEE del Consiglio). Lo scopo della direttiva è proteggere l'ambiente dell'UE dalle ripercussioni negative delle acque reflue urbane, come l'arricchimento dell'acqua in nutrienti. I nutrienti provocano una crescita accelerata delle alghe che perturba l'equilibrio degli organismi acquatici e la qualità dell'acqua. La legislazione a livello dell'UE stabilisce anche norme per la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue. La Commissione ritiene che 14 agglomerati in Lettonia e 54 agglomerati in Lituania violino diverse disposizioni della direttiva. Entrambi i paesi devono inoltre specificare i requisiti relativi ai sistemi di raccolta, agli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento, alle acque reflue industriali e ai metodi di riferimento per il controllo e la valutazione dei risultati. La Lettonia e la Lituania dispongono ora di due mesi per porre rimedio alla situazione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire questi due Stati membri alla Corte di giustizia dell'UE. La Commissione è inoltre in procinto di archiviare i procedimenti di infrazione dell'UE nei confronti del Belgio e del Lussemburgo poiché questi paesi applicano ora correttamente la direttiva. Nel caso del Belgio, tutti i 48 agglomerati oggetto della sentenza della Corte di giustizia dell'UE (Commissione/Belgio, causa n. C-395/13 del 2014) rispettano le norme dell'UE sulle acque reflue urbane. Il Lussemburgo si è conformato alle sentenze della Corte nelle cause Commissione/Lussemburgo del 2013 (C-576/11) e del 2006 (C-452/05).
Lettere di costituzione in mora
Protezione della natura: la Commissione chiede alla BULGARIA, all'ITALIA e alla GERMANIA di completare la rete Natura 2000
La Commissione europea esorta la Bulgaria, la Germania e l'Italia a rispettare gli obblighi imposti dalle norme dell'UE per la conservazione degli habitat naturali e delle specie protette inclusi nella rete Natura 2000 (direttiva Habitat, direttiva 92/43/CEE del Consiglio). Gli Stati membri sono tenuti a designare i siti da includere nell'elenco UE dei siti di importanza comunitaria come zone speciali di conservazione (ZPS). Essi devono anche istituire le misure di conservazione necessarie a mantenere o ripristinare le specie protette e gli habitat naturali in uno stato soddisfacente. Tali provvedimenti devono essere messi in atto entro sei anni dall'inserimento di questi siti nell'elenco UE dei siti di importanza comunitaria (SIC). Si tratta di requisiti fondamentali per la protezione della biodiversità in tutta l'UE. Su 230 siti di importanza comunitaria, la Bulgaria ne ha designato solo 9 come zone speciali di conservazione entro i termini prescritti e per ognuna di tali zone ha omesso, in modo generale e persistente, di fissare misure e obiettivi dettagliati di conservazione specifici per sito. La Germania non ne ha designati 787 su 4 606 entro i termini prescritti. Inoltre ha omesso, in modo generale e persistente, di stabilire obiettivi di conservazione sufficientemente dettagliati per tutti i siti Natura 2000. La Commissione ritiene altresì che la Germania non abbia provveduto affinché le autorità pubbliche di sei regioni rendessero pubblici i piani di gestione in maniera attiva e sistematica. In Italia non sono ancora stati designati come zone speciali di conservazione 463 siti di importanza comunitaria per i quali sono scaduti i termini. Inoltre l'Italia ha omesso, in modo generale e persistente, di fissare obiettivi dettagliati di conservazione specifici per sito e di stabilire le necessarie misure di conservazione corrispondenti alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali in tutte le 19 regioni e in 2 province autonome. La Commissione invierà pertanto una seconda lettera di costituzione in mora all'Italia e alla Germania e una lettera di costituzione in mora alla Bulgaria. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Biodiversità: la Commissione esorta 9 Stati membri a proteggere l'ambiente dalle specie esotiche invasive
La Commissione europea invita Cipro, Cechia, Francia, Grecia, Irlanda, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Spagna a rafforzare l'attuazione del regolamento dell'UE sulle specie esotiche invasive [regolamento (UE) n. 1143/2014]. Le specie esotiche invasive consistono in piante e animali che, insediati in zone che non fanno parte del loro areale naturale, si diffondono rapidamente e costringono le specie autoctone ad abbandonare tali aree, con gravi conseguenze economiche e ambientali. Dopo l'entrata in vigore del regolamento il 1º gennaio 2015, gli Stati membri dovevano introdurre sanzioni dissuasive; quelli con regioni ultraperiferiche dovevano adottare elenchi specifici di specie esotiche invasive riguardanti tali territori e informarne la Commissione. Gli Stati membri interessati hanno omesso di notificare alla Commissione le sanzioni e/o gli elenchi delle specie esotiche invasive per le regioni ultraperiferiche. La Commissione ha pertanto deciso di inviare una lettera di costituzione in mora a ciascuno Stato membro, concedendo due mesi per rispondere; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Qualità dell'aria: la Commissione chiede alla GRECIA di intervenire in materia di inquinamento atmosferico
La Commissione esorta la Grecia a rispettare i requisiti stabiliti dalle norme dell'UE in materia di aria pulita mediante azioni volte a garantire una buona qualità dell'aria e a salvaguardare la salute pubblica (direttiva 2008/50/CE). La legislazione dell'UE fissa valori limite per gli inquinanti atmosferici, tra cui il biossido di azoto (NO2). In caso di superamento di tali valori limite, gli Stati membri sono tenuti a predisporre piani per la qualità dell'aria che stabiliscano misure atte a porre fine nel più breve tempo possibile a tale superamento. Dal 2010 i livelli di biossido di azoto nell'agglomerato di Atene sono stati superiori ai valori limite fissati nella direttiva. Tuttavia la Grecia non ha garantito il rispetto del valore limite annuale di NO2 ad Atene per il periodo 2010-2014 e non ha predisposto alcun piano per la qualità dell'aria contenente le misure necessarie affinché il periodo di superamento sia ridotto al minimo. Inoltre la Grecia non ha installato opportuni punti di campionamento nella zona di Salonicco per garantire l'adeguato monitoraggio delle concentrazioni di NO2. Infine la Grecia ha anche omesso di comunicare una relazione completa sulla qualità dell'aria, come prescritto dalla decisione di esecuzione 2011/850/UE della Commissione. Poiché la Grecia non ha ancora ottemperato a tutti questi obblighi, la Commissione è in procinto di inviare una lettera di costituzione in mora. La Grecia dispone di due mesi per rispondere alle preoccupazioni sollevate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Qualità dell'aria: la Commissione esorta la FRANCIA e la SVEZIA a proteggere i loro cittadini dall'inquinamento atmosferico
La Commissione invita la Francia e la Svezia ad allineare la loro legislazione sulla qualità dell'aria alla normativa europea relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa (direttiva 2008/50/CE). La direttiva stabilisce obiettivi di qualità dell'aria, compresi traguardi ambiziosi ed efficaci sotto il profilo dei costi, per migliorare la salute umana e la qualità ambientale fino al 2020. Essa specifica inoltre secondo quali modalità valutare i suddetti elementi e intraprendere azioni correttive qualora i parametri non siano rispettati. Nei suddetti Stati membri si riscontrano carenze nel recepimento di diverse disposizioni della direttiva nella legislazione nazionale, compreso l'obbligo di adottare le misure adeguate affinché i periodi di superamento dei valori consentiti siano ridotti al minimo. La Commissione invierà pertanto lettere di costituzione in mora alla Francia e alla Svezia, concedendo loro due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche: la Commissione esorta l'ESTONIA e la ROMANIA a migliorare la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici
La Commissione ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora all'Estonia e alla Romania per carenze nell'attuazione delle norme dell'UE sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (direttiva 2012/19/UE). I rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, quali computer, televisori, frigoriferi e telefoni cellulari, costituiscono uno dei flussi di rifiuti che registrano la crescita più rapida nell'UE e dovrebbero raggiungere i 12 milioni di tonnellate entro il 2020. Se non gestiti in modo adeguato, possono causare gravi problemi ambientali e sanitari a causa della presenza di sostanze pericolose. Sarà inviata una lettera all'Estonia a causa di carenze che comprendono definizioni incomplete dei termini fondamentali e la mancanza di chiarezza negli obblighi da imporre ai produttori, nonché la mancata richiesta di prove nei casi in cui i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche vengono esportati in paesi al di fuori dell'UE. La Commissione è in procinto di inviare una lettera di costituzione in mora alla Romania a causa di disposizioni inesatte che rispecchiano in modo incompleto la legislazione dell'UE, di incoerenze per quanto riguarda gli impianti di raccolta e della mancanza di disposizioni specifiche secondo cui tutti i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche raccolti separatamente devono essere sottoposti a un trattamento adeguato L'Estonia e la Romania dispongono di due mesi per rispondere; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Accesso alle informazioni ambientali: la Commissione esorta la FRANCIA a concedere al pubblico l'accesso alle informazioni ambientali
La Commissione europea invita la Francia ad allineare la sua legislazione nazionale alle norme dell'UE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale (direttiva 2003/4/CE). A norma della direttiva, i cittadini hanno il diritto di accedere alle informazioni ambientali e gli organismi pubblici che dispongono di tali informazioni hanno il dovere di metterle a disposizione dei cittadini. La Commissione teme che la legislazione francese in materia possa essere oltremodo restrittiva e non dia accesso alle informazioni contenute nelle misure che la direttiva definisce "informazioni ambientali". La legislazione francese è inoltre imprecisa quanto alle condizioni alle quali l'accesso può essere rifiutato. Sarà quindi inviata una lettera di costituzione in mora. La Francia dispone di due mesi per rispondere; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Ambiente marino: la Commissione invita la FRANCIA, l'IRLANDA e l'ITALIA a proteggere le loro acque marine
La Commissione europea esorta la Francia, l'Irlanda e l'Italia a rispettare gli obblighi di comunicazione relativi allo stato ecologico delle acque marine nell'ambito della direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino (direttiva 2008/56). La direttiva fornisce un quadro globale per la protezione dei mari e degli oceani dell'UE e garantisce la gestione sostenibile delle loro risorse. A norma della direttiva, entro il 15 ottobre 2018 gli Stati membri erano tenuti a riesaminare e aggiornare la valutazione dello stato ecologico delle acque interessate, l'impatto ambientale delle attività umane, la definizione di buono stato ecologico e gli obiettivi ambientali. I paesi interessati non hanno presentato alla Commissione le loro relazioni entro il termine prescritto. Di conseguenza la Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Francia, all'Irlanda e all'Italia. Gli Stati membri dispongono ora di due mesi per rispondere; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Acqua: la Commissione esorta l'IRLANDA a migliorare la gestione delle sue risorse idriche
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora all'Irlanda, a motivo dei diversi casi di non conformità e delle carenze che ancora caratterizzano il recepimento della direttiva quadro sulle acque (direttiva 2000/60/CE) nell'ordinamento irlandese. Nel 2009, 2010 e 2014 l'Irlanda ha adottato una nuova legislazione che ha migliorato il recepimento iniziale della direttiva, ma non ha eliminato tutte le carenze. Tra quelle individuate si annovera l'incapacità dell'Irlanda di garantire che le attività che comportano l'estrazione di acqua, l'arginamento e le modifiche idromorfologiche siano controllate mediante un sistema di autorizzazione preventiva e di registrazione. L'Irlanda sta elaborando una nuova legislazione al fine di integrare i controlli per l'estrazione di acqua, ma tali norme non sono ancora state adottate e comunicate alla Commissione. L'Irlanda dispone di due mesi per ottemperare ai propri obblighi; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Trattamento delle acque reflue urbane: la Commissione esorta il REGNO UNITO a conformarsi integralmente a una sentenza della Corte di giustizia dell'UE
La Commissione europea invita il Regno Unito a conformarsi integralmente a una sentenza della Corte di giustizia dell'UE del 2012 (causa n. C-301/10). La Corte ha rilevato che il Regno Unito aveva violato gli obblighi imposti dal diritto dell'UE in merito ai sistemi adeguati di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane (direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, direttiva 91/271/CEE del Consiglio), per non aver predisposto il controllo delle tracimazioni causate da piogge violente e riversate dalla rete fognaria e dagli impianti di trattamento di Londra e di Whitburn nel Sunderland. Nonostante i notevoli progressi compiuti a Londra con l'ammodernamento di tre impianti di trattamento e la costruzione del Lee Tunnel, le tracimazioni causate da piogge violente lungo il Tamigi non sono ancora sotto controllo. Pur essendo stati completati gli interventi di ammodernamento della rete fognaria di Whitburn, gli sversamenti non sono stati ancora sufficientemente ridotti. Poiché sono trascorsi sei anni dalla sentenza, la Commissione è in procinto di inviare un ultimo sollecito prima di deferire nuovamente il caso alla Corte di giustizia e richiedere sanzioni pecuniarie. Il Regno Unito dispone di due mesi per rispondere.

8. Stabilità finanziaria, servizi finanziari e Unione dei mercati dei capitali
(Per ulteriori informazioni: Johannes Bahrke – tel.: +32 229 58615, Letizia Lupini - tel.: +32 229 51958)
Pareri motivati
Servizi finanziari: la Commissione sollecita la POLONIA ad aprire completamente il suo mercato agli intermediari del credito dell'UE
La Commissione europea invita la Polonia ad ottemperare ai propri obblighi di applicazione di tutte le disposizioni dell'UE contenute nella direttiva sul credito ipotecario (direttiva 2014/17/UE). In particolare, la Commissione chiede alla Polonia di attuare disposizioni che consentano agli intermediari del credito registrati in altri Stati membri di operare pienamente sul mercato polacco. La direttiva mira a migliorare la tutela dei consumatori nella concessione di crediti ipotecari, a promuovere la concorrenza armonizzando e innalzando lo standard delle informazioni precontrattuali, come pure aprendo i mercati nazionali agli intermediari del credito. Gli ostacoli agli intermediari stranieri limitano la concorrenza nel settore dei mutui ipotecari, riducendo pertanto la possibilità per i consumatori di ottenere le condizioni più convenienti per i loro mutui. Dopo aver trasmesso un primo parere motivato alle autorità responsabili nel dicembre 2016, la Commissione europea ha deciso oggi di inviare un ulteriore parere motivato. Se le autorità nazionali non risponderanno in maniera soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà deferire la questione alla Corte di giustizia dell'UE.
Solvibilità II: la Commissione invita la SLOVENIA ad applicare le norme dell'UE in materia di assicurazioni
La Commissione ha deciso oggi di sollecitare la Slovenia ad attuare pienamente il diritto dell'UE in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione (solvibilità II, direttiva 2009/138/CE) e (omnibus II, direttiva 2014/51/UE). La direttiva Solvibilità II fornisce un quadro normativo completo in materia di accesso ed esercizio delle attività di assicurazione e di riassicurazione. Tuttavia la direttiva Omnibus II modifica alcune parti della direttiva Solvibilità II. Gli Stati membri erano tenuti a recepire entrambe le direttive nel diritto nazionale e a comunicare alla Commissione il testo delle misure di recepimento entro il 31 marzo 2015. Ad oggi la Slovenia non le ha ancora attuate appieno e continuano a mancare alcune disposizioni. Si tratta per lo più delle definizioni di impresa di assicurazione/riassicurazione "captive", delle deroghe alle informazioni da fornire periodicamente, dell'accesso alle informazioni e delle disposizioni transitorie applicate a livello di gruppo. Di conseguenza la Commissione ha deciso oggi di inviare un ulteriore parere motivato, dato che un primo parere motivato era stato trasmesso alle autorità slovene nel novembre 2015. Se le misure intese a dare piena attuazione a tali direttive non saranno notificate entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire la Slovenia alla Corte di giustizia dell'UE.
Conti di pagamento: la Commissione esorta la SVEZIA ad applicare le norme dell'UE sui conti di pagamento
La Commissione ha deciso oggi di inviare alla Svezia la richiesta formale di notifica della piena attuazione delle norme dell'UE sui conti di pagamento (la direttiva sui conti di pagamento, direttiva 2014/92/UE). La direttiva migliora la trasparenza delle spese relative al conto di pagamento e facilita il confronto e il trasferimento dei conti di pagamento. Inoltre le norme dell'UE conferiscono ai consumatori soggiornanti legalmente nell'UE il diritto ad un conto di pagamento di base per una spesa ragionevole, a prescindere dal luogo di residenza della persona. Ad oggi la Svezia non ha recepito pienamente la direttiva nel diritto nazionale nonostante avesse l'obbligo di provvedervi entro il 18 settembre 2016. La Svezia dispone di due mesi per informare la Commissione in merito alle misure adottate al fine di dare piena attuazione al diritto dell'UE. Se tali misure nazionali non saranno notificate entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire la Svezia alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettere di costituzione in mora
Indennizzo degli investitori: la Commissione invita CIPRO ad attuare correttamente le norme nazionali per conformarsi al diritto dell'UE
La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora a Cipro per non aver attuato correttamente le norme dell'UE sui sistemi di indennizzo degli investitori (direttiva 97/9/CE). La direttiva, adottata nel 1997, tutela gli investitori offrendo un indennizzo qualora un'impresa di investimento non restituisca le attività di proprietà dell'investitore. In genere i crediti previsti dalla direttiva vengono fatti valere in caso di frode o di altre irregolarità amministrative o quando un'impresa di investimento non è in grado di ottemperare ai propri obblighi a seguito di errori operativi. La Commissione teme che le autorità cipriote non siano state in grado di determinare l'incapacità delle imprese di far fronte ai crediti degli investitori e di versare loro un indennizzo senza irragionevoli ritardi a seguito dell'accertamento dei crediti. Se Cipro non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato su tale questione.
Assicurazione autoveicoli: la Commissione chiede alla GRECIA di conformarsi alle norme dell'UE
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Grecia in relazione ad una disposizione della normativa greca in materia di assicurazione autoveicoli. A seguito di una valutazione, la Commissione ritiene che le attuali disposizioni nazionali consentano di negare il risarcimento alle persone assicurate, ai rappresentanti legali di una persona giuridica titolare del veicolo o ai coniugi degli assicurati e ai loro familiari. La disposizione pertinente della legislazione greca che, in caso di incidente, esclude dal pagamento dell'indennizzo il proprietario di un veicolo anche qualora non ne sia il conducente, è in contrasto con il diritto dell'UE in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli (la direttiva dell'UE sull'assicurazione autoveicoli, direttiva 2009/103/CE). La questione è stata oggetto di interpretazione della Corte di giustizia nelle sue sentenze relative alle cause C-537/03, C-442/10 e C-503/16. La Commissione sollecita pertanto le autorità greche a chiarire le misure nazionali di applicazione in Grecia della direttiva sull'assicurazione della responsabilità civile autoveicoli. Se la Grecia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato su tale questione.

9. Salute e sicurezza alimentare
(Per ulteriori informazioni: Anca Paduraru – tel.: +32 229 91269, Aikaterini Apostola - tel.: +32 229 87624)
Pareri motivati
Salute pubblica: la Commissione esorta l'IRLANDA a notificare il recepimento del diritto dell'UE sui tessuti e le cellule destinati ad applicazioni sull'uomo
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare due pareri motivati all'Irlanda per non aver notificato il recepimento delle norme dell'UE sui tessuti e le cellule umani [direttive (UE) 2015/565 e (UE) 2015/566 della Commissione]. La direttiva 2015/565 della Commissione dispone che i tessuti e le cellule destinati ad applicazioni sull'uomo nell'UE siano rintracciabili nel percorso dal donatore al ricevente e viceversa. Un codice unico d'identificazione denominato "codice unico europeo" (SEC), insieme ai relativi documenti di accompagnamento, consente tale rintracciabilità e fornisce informazioni sulle principali caratteristiche dei tessuti e delle cellule destinati ad applicazioni sull'uomo. La direttiva 2015/566 della Commissione stabilisce le procedure che gli istituiti dei tessuti importatori devono seguire nelle loro relazioni con i fornitori di paesi terzi. Le direttive prevedevano che le disposizioni ivi contenute fossero recepite nel diritto nazionale entro il 29 ottobre 2016 e che le misure adottate fossero rese note alla Commissione. Ad oggi l'Irlanda non ha trasmesso alcuna notifica di recepimento. L'Irlanda dispone di due mesi per comunicare alla Commissione le misure adottate ai fini del recepimento delle summenzionate direttive. La mancata notifica di dette misure potrebbe indurre la Commissione a deferire i casi alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettere di costituzione in mora
Assistenza sanitaria transfrontaliera: la Commissione invita l'AUSTRIA a conformarsi alle norme sul livello di rimborso
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora all'Austria La Commissione chiede alle autorità austriache di garantire che i costi dell'assistenza sanitaria ricevuta in un altro paese dell'UE a norma della direttiva sull'assistenza sanitaria transfrontaliera (direttiva 2011/24/UE) siano rimborsati in misura corrispondente al livello applicabile nel caso in cui si fruisca dell'assistenza sanitaria in Austria. Tale direttiva stabilisce il diritto dei pazienti di scegliere di fruire di assistenza sanitaria in un altro Stato membro, chiedendone il rimborso al rientro nel proprio paese. Per quanto riguarda il livello di rimborso, essa stabilisce chiaramente che deve corrispondere al livello dei costi che lo Stato membro da cui il paziente proviene avrebbe coperto se l'assistenza sanitaria fosse stata prestata in detto Stato, senza che la copertura superi i costi effettivi. L'Austria dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione, trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Sicurezza degli alimenti: la Commissione invita la CECHIA ad applicare correttamente le norme dell'UE sull'esecuzione dei controlli ufficiali
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Cechia per non essersi conformata alle norme dell'UE sui controlli ufficiali intesi a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali (regolamento (CE) n. 882/2004). Le autorità ceche devono effettuare una valutazione del rischio sistematica e successivi eventuali controlli ufficiali relativi a determinati alimenti in provenienza da un altro Stato membro ogni volta che tali alimenti entrano nella Repubblica ceca. Su tale base le autorità ceche hanno stabilito nella legislazione nazionale l'obbligo per gli operatori di notificare sistematicamente, almeno 24 ore in anticipo, l'arrivo di tali alimenti al luogo di destinazione. Quanto sopra è incompatibile con il quadro armonizzato previsto dalle norme dell'UE. La Commissione ritiene che l'obbligo di segnalare l'arrivo di merci da un altro Stato membro non debba essere sistematico. Al contrario, la segnalazione dell'arrivo di tali merci deve essere subordinata a una specifica richiesta in tal senso presentata dall'autorità competente ed essere effettuata nella misura strettamente necessaria per l'organizzazione dei controlli ufficiali. La Cechia dispone ora di due mesi per rispondere alla lettera di costituzione in mora, trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Assistenza sanitaria transfrontaliera: la Commissione invita i PAESI BASSI a conformarsi alle norme sul livello di rimborso
La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora ai Paesi Bassi. La Commissione invita le autorità dei Paesi Bassi a garantire che i costi dell'assistenza sanitaria ricevuta in un altro paese dell'UE a norma della direttiva sull'assistenza sanitaria transfrontaliera (direttiva 2011/24/UE) siano rimborsati in misura corrispondente al livello applicabile nel caso in cui si fruisca dell'assistenza sanitaria nei Paesi Bassi. La direttiva stabilisce il diritto dei pazienti di scegliere di fruire di assistenza sanitaria in un altro Stato membro, chiedendone il rimborso al rientro nel proprio paese. Per quanto riguarda il livello di rimborso, essa stabilisce chiaramente che deve corrispondere al livello dei costi che lo Stato membro da cui il paziente proviene avrebbe coperto se l'assistenza sanitaria fosse stata prestata in detto Stato, senza che la copertura superi i costi effettivi. I Paesi Bassi dispongono ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione, trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Biocidi: la Commissione invita la ROMANIA a recepire pienamente le norme dell'UE stabilendo tariffe per il trattamento delle domande
La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Romania sollecitandola ad adottare tariffe per il trattamento delle domande, come disposto dalle norme dell'UE sui biocidi [regolamento (UE) n. 528/2012]. Il regolamento stabilisce che gli Stati membri riscuotono dai richiedenti le tariffe per i servizi che forniscono a norma del regolamento e che stabiliscono e rendono pubblico l'ammontare delle tariffe spettanti alle loro autorità competenti. La Romania non ha ancora stabilito e reso pubblico l'ammontare delle tariffe spettanti alle autorità nazionali per il trattamento di varie tipologie di domande a norma del regolamento sui biocidi. Non è pertanto in grado di trattare tali domande, il che ha comportato un ritardo nel trattamento di varie domande pendenti di autorizzazione nazionale dei biocidi. La Romania dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione, trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

10. Mercato interno, industria, imprenditoria e PMI
(Per ulteriori informazioni: Lucia Caudet – tel.: +32 229 56182, Victoria von Hammerstein-Gesmold - tel.: +32 229 55040)
Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea
Vendita al dettaglio di prodotti agricoli e alimentari: la Commissione deferisce l'UNGHERIA alla Corte
La Commissione ha deciso in data odierna di deferire l'Ungheria alla Corte di giustizia dell'UE a causa dell'incompatibilità della sua normativa nazionale sulla vendita al dettaglio di prodotti agricoli e alimentari con la normativa dell'UE. La Commissione teme che la normativa ungherese sul commercio al dettaglio non sia conforme alle norme UE e impedisca ai consumatori e alle imprese di beneficiare appieno del mercato unico. La legge ungherese viola, secondo la Commissione, i principi della libera circolazione delle merci (articolo 34 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, TFUE) come pure il regolamento UE recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli (regolamento (UE) n. 1308/2013). In primo luogo, a norma della legislazione ungherese i dettaglianti sono tenuti ad applicare lo stesso margine di profitto ai prodotti agricoli e alimentari a prescindere dal loro paese di origine. Tale norma viola la legislazione dell'UE relativa alla libera circolazione delle merci (articolo 34 del TFUE), in quanto scoraggia la vendita di prodotti importati a vantaggio dei prodotti nazionali. In secondo luogo, compromettendo la libera determinazione del prezzo di vendita dei prodotti agricoli e non garantendo la concorrenza leale, l'Ungheria non rispetta gli obblighi previsti dal regolamento UE. La normativa ungherese, imponendo lo stesso margine di profitto su tutti i prodotti, impedisce ad alcuni importatori e dettaglianti di beni importati di proporre ai consumatori prezzi di vendita al dettaglio più allettanti. La Commissione ha avviato la procedura di infrazione contro l'Ungheria nel febbraio 2017 mediante l'invio di una lettera di costituzione in mora. La lettera è stata seguita da un parere motivato emesso nel marzo 2018, nel quale la Commissione ha invitato l'Ungheria a porre fine alle restrizioni in materia di vendita al dettaglio. Poiché le autorità ungheresi hanno confermato la loro posizione, la Commissione ha ora deciso di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Parere motivato
Appalti pubblici nel settore informatico: la Commissione invita la SLOVACCHIA a rispettare concorrenza leale e trasparenza
La Commissione ha deciso in data odierna di inviare un parere motivato alla Slovacchia in relazione all'aggiudicazione diretta di un contratto per la prestazione di servizi di software che consentono la realizzazione di appalti pubblici online attraverso un "mercato elettronico". La Slovacchia ha aggiudicato il contratto direttamente, vale a dire senza una procedura concorrenziale e trasparente con previa pubblicazione di un bando di gara, allo stesso operatore che già fornisce altri servizi di software. La Commissione, preso atto della risposta della Slovacchia alla lettera di costituzione in mora inviata nel giugno 2018, rimane del parere che la Slovacchia non abbia dimostrato che i diritti di proprietà intellettuale esclusivi detenuti dall'attuale fornitore del servizio fossero indispensabili all'esecuzione del nuovo contratto. La Commissione ritiene inoltre che la Slovacchia, legandosi allo stesso fornitore e non consentendo ad altri operatori di presentare offerte concorrenziali, violi le norme dell'UE sugli appalti pubblici (direttiva 2004/18/CE) e non garantisca il miglior utilizzo possibile del denaro dei contribuenti. La Slovacchia dispone ora di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni della Commissione; in caso contrario, lo Stato membro potrà essere deferito alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettere di costituzione in mora
Appalti pubblici: la Commissione esorta 15 Stati membri a conformarsi alle norme su appalti pubblici e concessioni
La Commissione ha deciso oggi di inviare lettere di costituzione in mora a 15 Stati membri (Bulgaria, Cechia, Cipro, Croazia, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Romania, Svezia e Ungheria) in relazione alla conformità della loro legislazione nazionale alle norme dell'UE su appalti pubblici e concessioni. Gli Stati membri erano tenuti a recepire la nuova normativa (direttiva 2014/24/UE, direttiva 2014/25/UE e direttiva 2014/23/UE) nel diritto nazionale entro il 18 aprile 2016. Le lettere odierne sono il risultato di un controllo di conformità effettuato dalla Commissione per verificare che le norme nazionali di recepimento fossero conformi alle direttive dell'UE. La stessa valutazione è in corso o sarà effettuata per gli altri Stati membri, nei quali il recepimento è stato completato con notevole ritardo (cfr. i casi deferiti alla Corte di giustizia dell'UE). Gli Stati membri dispongono ora di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni della Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di dar seguito alle lettere inviando un parere motivato.
La Commissione interviene per garantire agli operatori e ai fornitori di servizi di poter beneficiare appieno del mercato unico dei servizi dell'UE
La Commissione europea ha adottato in data odierna decisioni su casi di infrazione concernenti 27 Stati membri al fine di garantire la corretta attuazione delle norme dell'UE in materia di servizi e qualifiche professionali. Come evidenziato a novembre 2018 nella comunicazione sul mercato unico, i cittadini e le imprese possano godere dei numerosi vantaggi del mercato unico se le norme concordate insieme funzionano effettivamente sul campo. Oggi la Commissione interviene per garantire il rispetto delle norme UE sui servizi. Sebbene i servizi rappresentino i due terzi dell'economia dell'UE, una serie di ostacoli continua a impedire che il settore raggiunga il suo pieno potenziale a vantaggio dei consumatori, delle persone in cerca di lavoro e delle imprese e generi crescita economica in tutta Europa. La Commissione è in procinto di inviare un totale di 31 lettere di costituzione in mora e una lettera complementare di costituzione in mora, in aggiunta a due pareri motivati in cui sono affrontate varie restrizioni nel settore dei servizi: lettere di costituzione in mora a 27 Stati membri (tutti tranne la Danimarca) per la non conformità della loro legislazione e delle loro prassi giuridiche alle norme dell'UE sul riconoscimento delle qualifiche professionali e il relativo accesso alle attività (violazione della direttiva sulle qualifiche professionali); un parere motivato a Cipro e una lettera di costituzione in mora al Portogallo riguardo alle rispettive norme specifiche sull'accesso alle attività di ingegneri e architetti (violazione della direttiva sulle qualifiche professionali); una lettera di costituzione in mora complementare alla Croazia riguardante le restrizioni imposte agli avvocati rispetto alla prestazione di servizi multidisciplinari, le restrizioni sulla pubblicità e le limitazioni del diritto a esercitare la professione (violazione della direttiva UE sui servizi e della direttiva 98/5/CE sullo stabilimento degli avvocati e degli studi legali); due lettere di costituzione in mora alla Francia e alla Polonia e un parere motivato all'Irlanda riguardo alle restrizioni alla pubblicità della libera circolazione dei servizi, che violano le norme dell'UE (articolo 56 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, TFUE, e direttiva sui servizi); e una lettera di costituzione in mora al Belgio riguardo alla procedura di autorizzazione e agli obblighi generali che la regione di Bruxelles impone ai prestatori di servizi di ricettività turistica (violazione della direttiva sui servizi). Tutti gli Stati membri dispongono ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione può decidere di procedere con le fasi successive della procedura d'infrazione. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Libera circolazione delle merci: la Commissione invita la GERMANIA a eliminare le restrizioni all'importazione di caffè
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Germania in relazione alle restrizioni alle importazioni di caffè. A norma della legge tedesca sul caffè (in tedesco: Kaffeesteuergesetz), i rivenditori al dettaglio stabiliti in un altro Stato membro che vendono caffè in Germania sono tenuti a nominare un rappresentante fiscale in Germania. Il rappresentante deve essere approvato dall'autorità doganale tedesca, registrare le consegne relative alla vendita per corrispondenza e versare la garanzia fiscale e le imposte dovute. La Commissione ritiene che tale obbligo impedisca ai rivenditori al dettaglio di altri Stati membri di importare liberamente caffè in Germania e che i costi supplementari da sostenere rendano più difficile l'accesso al mercato tedesco, in particolare per le piccole e medie imprese. La Commissione ritiene che un simile obbligo sia contrario alle norme UE sulla libera circolazione delle merci (articolo 34 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, TFUE). Il fatto che il rappresentante debba essere in Germania costituisce inoltre un ostacolo sia alla libera prestazione dei servizi (articolo 56 del TFUE) sia alle importazioni di caffè. La Germania dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di inviarle un parere motivato.
Appalti pubblici: la Commissione chiede ai PAESI BASSI di conformarsi alla normativa UE sugli appalti pubblici
La Commissione ha deciso oggi di inviare un'ulteriore lettera di costituzione in mora ai Paesi Bassi riguardo alle norme nazionali sulle società di edilizia popolare. A norma della legislazione olandese, le società di edilizia popolare non sono considerate amministrazioni aggiudicatrici e, di conseguenza, non sono tenute a rispettare la normativa dell'UE in materia di appalti pubblici. Tali società sono tuttavia strettamente dipendenti dalle autorità pubbliche olandesi, sia a livello sia centrale sia a livello locale. La Commissione ritiene pertanto che i Paesi Bassi potrebbero aver violato la legislazione dell'UE (direttiva 2014/23/UE e direttiva 2014/24/UE), in particolare l'obbligo di trasparenza che impone alle società di edilizia popolare di pubblicare le gare d'appalto per garantire sia pari opportunità alle imprese sia il miglior rapporto qualità-prezzo negli acquisti. La Commissione ha inviato una prima lettera di costituzione in mora nel dicembre 2017 e con l'odierna lettera complementare cerca di chiarire gli aspetti giuridici tuttora irrisolti. I Paesi Bassi dispongono ora di due mesi di tempo per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Libera circolazione delle merci: la Commissione invita la SPAGNA a eliminare gli obblighi supplementari sugli articoli pirotecnici
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Spagna in merito alle norme nazionali sugli articoli pirotecnici, quali ad esempio i fuochi d'artificio. Il diritto spagnolo obbliga gli operatori economici a registrare tali prodotti prima che siano importati, trasferiti, immagazzinati e distribuiti in Spagna e a ottenere presso le autorità spagnole un'autorizzazione per la loro diffusione. Tali obblighi nazionali si aggiungono a quelli già previsti dalla direttiva sugli articoli pirotecnici, che garantisce un elevato livello di protezione della salute dei consumatori e della sicurezza pubblica. La Commissione ritiene che l'imposizione di tali obblighi supplementari sugli articoli pirotecnici fabbricati e certificati a norma di legge in un altro Stato membro dell'UE sia in contrasto con la direttiva sugli articoli pirotecnici (direttiva 2013/29/UE) e con il mercato unico, in quanto un prodotto commercializzato a norma di legge dovrebbe poter circolare liberamente in tutta l'UE. Le restrizioni nazionali spagnole costituiscono una ripetizione dei controlli già effettuati da un altro Stato membro. La Spagna dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

11. Giustizia, consumatori e parità di genere
(Per ulteriori informazioni: Christian Wigand – tel.: +32 229 62253, Melanie Voin - tel.: +32 229 58659)
Pareri motivati
Protezione dei dati: la Commissione esorta 7 Stati membri a recepire la direttiva sulla protezione dei dati in ambito di applicazione della legge e 2 Stati membri a completarne il recepimento
La Commissione ha deciso oggi di inviare pareri motivati a Bulgaria, Cipro, Grecia, Lettonia, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna per il mancato recepimento della direttiva sulla protezione dei dati in ambito di applicazione della legge [direttiva (UE) 2016/680] e pareri motivati a Cechia e Portogallo per esortare tali paesi a completarne il recepimento. Gli Stati membri erano tenuti a recepire la direttiva nei rispettivi ordinamenti nazionali entro il 6 maggio 2018. La direttiva tutela il diritto fondamentale dei cittadini alla protezione dei dati nei casi in cui le autorità di contrasto dei reati penali utilizzano i dati personali a fini di contrasto. La normativa dell'UE garantisce che i dati personali di vittime, testimoni e indagati siano debitamente protetti. L'introduzione di simili norme di protezione dei dati agevola lo scambio dei dati personali ai fini della cooperazione transfrontaliera nella lotta alla criminalità e al terrorismo. Dato che i 7 Stati membri in questione non avevano recepito la normativa dell'UE nella legislazione nazionale, la Commissione ha inviato nel luglio 2018 una lettera di costituzione in mora alle rispettive autorità nazionali. Cechia e Portogallo hanno altresì ricevuto una lettera di costituzione in mora nel luglio 2018 per aver recepito in maniera parziale la direttiva. Detti paesi dispongono ora di due mesi di tempo per rispondere e adottare misure adeguate; in caso contrario, i casi potranno essere deferiti alla Corte di giustizia dell'UE.
Pareri motivati e lettera di costituzione in mora
Antiriciclaggio: la Commissione invita 10 Stati membri a recepire integralmente la legislazione dell'UE sulla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo
La Commissione ha deciso in data odierna di inviare una lettera di costituzione in mora alla Germania,pareri motivati a Belgio, Finlandia, Francia, Lituania, Portogalloe ulteriori pareri motivati a Bulgaria, Cipro, Polonia e Slovacchia per non aver recepito integralmente nell'ordinamento nazionale la quarta direttiva antiriciclaggio [direttiva (UE) 2015/849]. Nonostante che questi Stati membri abbiano dichiarato di aver completato il recepimento, la Commissione, dopo aver valutato le misure notificate, ha concluso che mancano alcune disposizioni. Un recepimento tempestivo e corretto della normativa è essenziale ai fini di una lotta efficace contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, come recentemente dimostrato da alcuni scandali legati al riciclaggio di denaro nell'UE. Le lacune in uno Stato membro possono avere conseguenze per tutti gli altri. Tutti gli Stati membri erano tenuti a recepire le norme della direttiva in questione entro il 26 giugno 2017. Belgio, Bulgaria, Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Lituania, Polonia, Portogallo e Slovacchia dispongono ora di due mesi di tempo per rispondere e adottare misure adeguate; in caso contrario la Commissione può procedere alle prossime fasi della procedura di infrazione.
Lettere di costituzione in mora
Clausole abusive: la Commissione invita la BULGARIA a rispettare la normativa UE concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori
La Commissione esorta la Bulgaria a rivedere le norme sulle modalità di cui dispongono gli operatori commerciali per far valere diritti nei confronti dei consumatori al fine di renderle compatibili con la normativa dell'UE concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori (direttiva sulle clausole abusive nei contratti, direttiva 93/13/CEE) e garantire così in tali casi un'adeguata protezione di questi ultimi. La direttiva protegge i consumatori contro le clausole abusive nei contratti con gli operatori commerciali, compresi i fornitori di servizi finanziari. Grazie alle norme dell'UE le clausole abusive non vincolano i consumatori, i quali dispongono di mezzi di ricorso efficaci a condizioni ragionevoli. In base alla giurisprudenza della Corte di giustizia, ciò implica che i giudici nazionali sono obbligati a valutare d'ufficio il carattere abusivo delle clausole contrattuali, vale a dire anche nei casi in cui il consumatore non solleva questo punto. Ad oggi in Bulgaria gli ordini di pagamento e gli ordini di immediata esecuzione sono tuttavia rilasciati senza alcun controllo giuridico sostanziale e i consumatori hanno facoltà di opporsi soltanto nel rispetto di condizioni molto rigorose. Determinati creditori, ad esempio le banche, possono in particolare ottenere ordini di immediata esecuzione quasi automaticamente, con possibilità molto limitate per i consumatori di impedire o contestare l'esecuzione basata su clausole contrattuali abusive. Se la Bulgaria non trasmetterà una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato su tale questione.
Giustizia penale: la Commissione esorta BULGARIA e IRLANDA ad attuare correttamente la decisione quadro sulla privazione della libertà personale
La Commissione invita la Bulgaria e l'Irlanda ad adottare le misure necessarie al fine di garantire la corretta attuazione nell'ordinamento nazionale delle norme dell'UE in materia di privazione della libertà personale (decisione quadro 2008/909/GAI del Consiglio). Gli Stati membri erano tenuti ad adottare le rispettive normative nazionali entro il 5 dicembre 2011. Tali norme garantiscono il riconoscimento reciproco delle sentenze penali che irrogano pene detentive. Scopo della normativa dell'UE è favorire il reinserimento sociale delle persone condannate. In Bulgaria, il progetto di processo legislativo è ancora in una fase iniziale e il paese non ha ancora notificato al Consiglio e alla Commissione alcuna misura di recepimento. L'Irlanda si è impegnata nel marzo 2016 ad adottare la normativa entro la fine del 2016. Ad oggi le autorità irlandesi non hanno né recepito la decisione quadro né comunicato le misure di recepimento al Consiglio e alla Commissione. Se la Bulgaria e l'Irlanda non adotteranno le misure necessarie entro i prossimi due mesi, la Commissione potrebbe inviare un parere motivato su tale questione.
Giustizia penale: la Commissione chiede all'IRLANDA di attuare integralmente tre decisioni quadro in materia di misure di sospensione condizionale e sanzioni sostitutive, misure cautelari e sanzioni pecuniarie
La Commissione ha deciso oggi di inviare 3 lettere di costituzione in mora all'Irlanda per chiedere che il paese garantisca l'attuazione integrale nel proprio diritto nazionale di tre decisioni quadro del Consiglio in materia di misure di sospensione condizionale e sanzioni sostitutive (decisione 2008/947/GAI), misure cautelari (decisione 2009/829/GAI) e sanzioni pecuniarie (decisione 2005/214/GAI). L'obiettivo della decisione quadro in materia di misure di sospensione condizionale e sanzioni sostitutive è favorire la riabilitazione sociale delle persone condannate, migliorando la protezione delle vittime e del pubblico in generale. Ciò favorisce altresì l'applicazione di opportune misure di sospensione condizionale e di sanzioni sostitutive nel caso di autori di reati che non vivono nello Stato di condanna. Gli Stati membri erano tenuti ad adottare le rispettive normative nazionali entro il 6 dicembre 2011. La decisione quadro sulle misure cautelari garantisce la comparizione dell'interessato in giudizio, promuovendo altresì durante il procedimento penale, ove opportuno, il ricorso a misure non detentive per le persone che non sono residenti nello Stato membro in cui ha luogo il procedimento. La decisione migliora inoltre la protezione delle vittime e del pubblico in generale. Gli Stati membri erano tenuti ad adottare le rispettive normative nazionali entro il 1° dicembre 2012. Per quanto riguarda la decisione quadro sulle sanzioni pecuniarie, rendendo possibile il reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie essa consente a un'autorità giudiziaria o amministrativa di trasferire una sanzione pecuniaria direttamente all'autorità di un altro paese dell'UE, ottenendone il riconoscimento e l'esecuzione senza ulteriori formalità. Gli Stati membri dell'UE erano tenuti ad attuare la decisione entro il 21 marzo 2007. Se l'Irlanda non adotterà le misure necessarie entro i prossimi due mesi, la Commissione potrebbe inviare un parere motivato su tale questione.

12. Affari marittimi e pesca
(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Daniela Stoycheva – tel.: +32 229 53664)
Lettera di costituzione in mora
Controllo della pesca: la Commissione dà seguito alla procedura di infrazione nei confronti della DANIMARCA, relativa alla sua conformità ad alcune disposizioni delle norme di controllo dell'UE
Oggi la Commissione ha deciso di inviare un'ulteriore lettera di costituzione in mora alla Danimarca per non aver applicato diverse importanti disposizioni del regolamento dell'UE sul controllo della pesca [regolamento (CE) n. 1224/2009 del Consiglio]. Il regolamento istituisce un regime per il controllo, l'ispezione e l'esecuzione delle norme dell'UE della politica comune della pesca da parte delle autorità nazionali. Il regolamento è in vigore dal 1° gennaio 2010. Ad oggi, la Commissione ritiene che la Danimarca non garantisca che tutti i prodotti della pesca siano pesati allo sbarco e che i documenti obbligatori di registrazione delle catture rechino le quantità di ciascuna specie presente, comprese le catture accessorie industriali. Le questioni più gravi riguardano le attività di pesca a fini industriali. Tali mancanze compromettono significativamente l'accuratezza dei documenti di registrazione delle catture che sono necessari ai fini della detrazione dai contingenti e per evitarne il superamento. Inoltre la Danimarca non garantisce che la Commissione sia informata in merito ai quantitativi di stock effettivamente sbarcati, il che mette a rischio gli obiettivi di sostenibilità della politica comune della pesca. La Danimarca dispone ora di due mesi per rispondere alle preoccupazioni espresse dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

13. Migrazione, affari interni e cittadinanza
(Per ulteriori informazioni: Natasha Bertaud – tel.: +32 229 67456, Markus Lammert - tel.: +32 229 80423)
Pareri motivati
Migrazione legale: la Commissione invita CIPRO e la GRECIA ad attuare le norme dell'UE su studenti e ricercatori di paesi terzi
Oggi la Commissione ha deciso di inviare pareri motivati a Cipro e alla Grecia per non aver comunicato le disposizioni nazionali che recepiscono integralmente la direttiva relativa alle condizioni di ingresso, soggiorno e mobilità intra-UE di cittadini di paesi terzi per motivi di ricerca, studio, tirocinio, volontariato, programmi di scambio di alunni o progetti educativi, e collocamento alla pari (direttiva 2016/801). Gli Stati membri erano tenuti a conformare la propria normativa nazionale alla direttiva entro il 23 maggio 2018 e ad informarne la Commissione. Nel luglio 2018 la Commissione ha inviato alla Grecia e a Cipro lettere di costituzione in mora, cui ora dà seguito inviando pareri motivati, che rappresentano la seconda fase di una procedura di infrazione. I due Stati membri dispongono ora di due mesi per recepire pienamente la direttiva nel proprio ordinamento nazionale; in caso contrario, la Commissione potrà considerare la possibilità di deferire i casi alla Corte di giustizia dell'UE.
Codice frontiere Schengen: all'ESTONIA è richiesto di eliminare gli obblighi supplementari per l'attraversamento delle frontiere esterne
Oggi la Commissione ha deciso di inviare all'Estonia un parere motivato per aver introdotto obblighi supplementari per i viaggiatori che attraversano le frontiere esterne dell'UE, in violazione del codice frontiere Schengen [regolamento (UE) 2016/399]. Attualmente l'Estonia impone ai viaggiatori che desiderano uscire dall'UE di prenotare un posto in fila per attraversare il confine e di pagare una quota per la prenotazione e l'uso dell'area di attesa. Il codice frontiere Schengen fornisce una serie completa di condizioni per gli attraversamenti e i controlli che devono avere luogo quando i viaggiatori attraversano in uscita le frontiere dell'UE. Il codice non consente agli Stati membri di introdurre obblighi supplementari, come quelli imposti presso gli attraversamenti di frontiera in Estonia. La Commissione ha inviato all'Estonia una lettera di costituzione in mora nel maggio 2016. La risposta ricevuta non è stata soddisfacente e di conseguenza la Commissione dà ora seguito alla lettera con un parere motivato, che rappresenta la seconda fase di una procedura di infrazione. L'Estonia dispone di due mesi per notificare alla Commissione le misure adottate per garantire la corretta applicazione delle disposizioni relative all'attraversamento delle frontiere esterne dell'UE, come indicato nel codice frontiere Schengen. In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Asilo: la Commissione prosegue la procedura di infrazione nei confronti dell'UNGHERIA per aver qualificato come reato le attività di sostegno alle domande di asilo e di soggiorno
Oggi la Commissione europea ha deciso di inviare all'Ungheria un parere motivato in relazione alle leggi che qualificano come reato le attività di sostegno alle domande di asilo e di soggiorno e limitano ulteriormente il diritto di chiedere asilo. Il 19 luglio 2018 la Commissione aveva deciso di inviare all'Ungheria una lettera di costituzione in mora in relazione alle nuove leggi. Dopo aver esaminato la risposta fornita dalle autorità ungheresi, la Commissione ritiene che la maggior parte delle preoccupazioni sollevate non siano ancora state accolte, in particolare per quanto riguarda i punti che seguono. Innanzitutto, la qualificazione come reato del sostegno ai richiedenti asilo. Le leggi ungheresi limitano il diritto dei richiedenti asilo di comunicare con le pertinenti organizzazioni nazionali, internazionali e non governative e di ricevere la loro assistenza, qualificando come reato il sostegno alle domande di asilo e di soggiorno. In secondo luogo, la limitazione delle libertà individuali. Impedendo a chiunque sia perseguito penalmente a norma di tali leggi di avvicinarsi alle zone di transito alle frontiere dell'Ungheria, le leggi limitano indebitamente l'esercizio del diritto di libera circolazione dei cittadini dell'UE. Le sanzioni vanno dalla detenzione temporanea alla reclusione fino ad un anno, seguita dall'espulsione dal paese. Infine, la limitazione illegittima del diritto di asilo. L'introduzione di un ulteriore motivo di non ammissibilità per le richieste di asilo, non previsto dal diritto dell'UE, rappresenta una violazione della direttiva dell'UE sulle procedure di asilo. Inoltre, mentre il diritto dell'UE prevede la possibilità di introdurre motivi di non ammissibilità secondo i principi del "paese terzo sicuro" e del "paese di primo asilo", il diritto ungherese e la modifica costituzionale in materia di asilo limitano il diritto di asilo in modo incompatibile con la direttiva sulle qualifiche in materia di asilo (direttiva 2011/95/UE) e con la Carta dei diritti fondamentali dell'UE. La Commissione ha quindi deciso di inviare all'Ungheria un parere motivato per violazione del diritto dell'UE. Le autorità ungheresi dispongono ora di due mesi per rispondere alle preoccupazioni espresse dalla Commissione; In caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Migrazione legale: la Commissione invita l'UNGHERIA a garantire la corretta attuazione della direttiva sui soggiornanti di lungo periodo
Oggi la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato all'Ungheria per aver escluso i cittadini di paesi terzi aventi lo status di soggiornanti di lungo periodo dall'esercizio della professione di veterinario, attuando quindi in modo non corretto la direttiva sui soggiornanti di lungo periodo (direttiva 2003/109/CE del Consiglio). La direttiva dispone che i cittadini di paesi terzi che hanno soggiornato legalmente in uno Stato membro dell'UE per almeno cinque anni beneficino dello stesso trattamento dei cittadini in determinati ambiti, tra cui l'esercizio di un'attività lavorativa subordinata o autonoma. La normativa ungherese non consente ai cittadini di paesi terzi dotati della qualifica professionale di veterinario, anche se laureati in Ungheria, di esercitare la loro professione in Ungheria. La Commissione ha inviato all'Ungheria una lettera di costituzione in mora nel luglio 2018. Dopo aver valutato la risposta delle autorità ungheresi, oggi la Commissione le darà seguito inviando un parere motivato. L'Ungheria dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni presentate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà considerare la possibilità di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Asilo: la Commissione invita la POLONIA, la SLOVENIA e l'UNGHERIA ad attuare pienamente l'attuale direttiva sull'attribuzione della qualifica di beneficiario di protezione internazionale
Oggi la Commissione ha deciso di inviare pareri motivati alla Polonia, alla Slovenia e all'Ungheria per non aver comunicato le misure adottate per attuare le attuali norme dell'UE sull'attribuzione a cittadini di paesi terzi della qualifica di beneficiario di protezione internazionale (direttiva 2011/95/UE). La direttiva, adottata nel dicembre 2011, stabilisce norme comuni dell'UE per l'identificazione di cittadini di paesi terzi o apolidi che necessitano di protezione internazionale. Garantisce inoltre un livello minimo di prestazioni e diritti in tutti i paesi dell'UE, disincentivando quindi i movimenti secondari tra paesi dell'UE e la caccia all'asilo più vantaggioso. Gli Stati membri avrebbero dovuto attuare le norme comuni entro il 21 dicembre 2013. La Polonia, la Slovenia e l'Ungheria non hanno pienamente attuato tutte le disposizioni della direttiva e nel gennaio 2014 la Commissione ha inviato ai tre paesi lettere di costituzione in mora cui oggi dà seguito con pareri motivati. La Polonia, la Slovenia e l'Ungheria dispongono ora di due mesi per comunicare alla Commissione le misure adottate per garantire la piena attuazione della direttiva; in caso contrario, la Commissione potrà deferire i casi alla Corte di giustizia dell'UE.
Unione della sicurezza: la Commissione invita la SPAGNA ad attuare pienamente le norme dell'UE sui dati del codice di prenotazione (PNR)
Oggi la Commissione europea ha deciso di inviare un parere motivato alla Spagna per non avere comunicato alla Commissione le disposizioni nazionali adottate finora per attuare le norme dell'UE sui dati del codice di prenotazione (Passenger Name Record, PNR) (direttiva 2016/681). I dati PNR si riferiscono alle informazioni che i passeggeri forniscono alle compagnie aeree quando prenotano un volo ed effettuano il check-in, quali nome del passeggero, date del viaggio, itinerari di viaggio, numero di posto, bagaglio, recapiti e mezzi di pagamento. La direttiva PNR prevede norme relative al trasferimento di tali dati dalle compagnie aeree agli Stati membri e al loro trattamento, che dovrebbero avvenire nel pieno rispetto delle garanzie in materia di protezione dei dati. L'uso dei dati PNR è un importante strumento nella lotta al terrorismo e alle forme gravi di criminalità, poiché consente di rintracciare modelli di viaggio sospetti e individuare potenziali criminali e terroristi. Si tratta di un elemento fondamentale dell'Agenda europea sulla sicurezza e di una componente essenziale per un'autentica ed efficace Unione della sicurezza. Affinché il quadro PNR sia efficace e sfrutti appieno il suo potenziale, è tuttavia fondamentale che i sistemi di tutti gli Stati membri siano predisposti e operativi il più presto possibile. Gli Stati membri avrebbero dovuto attuare pienamente le nuove norme dell'UE sui dati PNR entro il 25 maggio 2018. Il parere motivato odierno fa seguito a una lettera di costituzione in mora inviata alla Spagna nel luglio 2018. La Spagna dispone ora di due mesi per comunicare alla Commissione le misure adottate per garantire la piena attuazione delle nuove norme, trascorsi i quali la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettere di costituzione in mora
Migrazione legale: la Commissione invita la SLOVENIA a garantire la corretta attuazione della direttiva sul permesso unico
Oggi la Commissione ha deciso di avviare una procedura d'infrazione inviando una lettera di costituzione in mora alla Slovenia per la mancata garanzia della parità di trattamento dei lavoratori di paesi terzi, come stabilito dalla direttiva sul permesso unico (direttiva 2011/98/UE). Concepita per agevolare la migrazione legale, la direttiva introduce procedure semplificate e un insieme comune di diritti per i lavoratori dei paesi terzi. Tali norme dell'UE garantiscono che i lavoratori dei paesi terzi godano di vantaggi simili a quelli garantiti ai cittadini dell'UE per quanto riguarda le condizioni di lavoro, le pensioni, la sicurezza sociale e l'accesso ai servizi pubblici. Il diritto sloveno non attua correttamente le disposizioni sul diritto alla parità di trattamento per quanto riguarda i sussidi familiari, poiché impone ai detentori del permesso unico di essere residenti permanenti per potervi accedere. Tale obbligo non si applica ai cittadini sloveni. Analogamente, per quanto riguarda l'esportazione dei diritti pensionistici, la Slovenia consente il pagamento della pensione ai propri cittadini residenti all'estero ma limita tale diritto per i lavoratori dei paesi terzi. La Slovenia dispone ora di due mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Affari interni: la Commissione esorta l'ITALIA, il PORTOGALLO e la SPAGNA ad attuare le norme sulla lotta contro l'abuso sessuale di minori
Oggi la Commissione ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora all'Italia, al Portogallo e alla Spagna per la mancata attuazione delle norme dell'UE sulla lotta contro l'abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile (direttiva 2011/93/UE). L'UE dispone di norme rigorose che qualificano come reati tali abusi in tutta Europa, impongono pene severe ai trasgressori, proteggono le vittime minorenni e contribuiscono innanzitutto a prevenire il verificarsi di tali reati. La direttiva comprende anche disposizioni speciali per la lotta contro l'abuso sessuale dei minori sul web. Gli Stati membri avrebbero dovuto attuare le nuove norme entro dicembre 2013. Tuttavia, poiché la portata della direttiva è estremamente vasta, quasi tutti gli Stati membri hanno subito ritardi durante il periodo di attuazione. La Commissione è consapevole dei problemi riscontrati, ma per garantire una protezione efficace dei minori contro gli abusi sessuali gli Stati membri devono conformarsi pienamente alle disposizioni della direttiva. Per questo motivo la Commissione ha deciso di avviare una procedura di infrazione nei confronti di tali Stati membri, che dispongono ora di due mesi per rispondere; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

14. Mobilità e trasporti
(Per ulteriori informazioni: Enrico Brivio – tel.: +32 229 56172, Stephan Meder - tel.: +32 229 13917)
Pareri motivati
Navigazione interna: la Commissione esorta il BELGIO a conformarsi alle norme dell'UE in materia di noleggio e di formazione dei prezzi
Oggi la Commissione ha deciso di inviare al Belgio un parere motivato relativo all'incompatibilità con il diritto dell'UE delle prescrizioni nazionali in materia di noleggio e di formazione dei prezzi nel settore dei trasporti nazionali di merci per via navigabile (direttiva 96/75/CE del Consiglio). La direttiva stabilisce che i contratti relativi ai trasporti internazionali e nazionali sono liberamente stipulati e i prezzi liberamente negoziati tra le parti interessate. Il Belgio dispone ora di due mesi per conformarsi al parere motivato; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire lo Stato membro alla Corte di giustizia dell'UE.
Trasporto su strada: la Commissione chiede a CIPRO di aggiornare il collegamento del suo registro elettronico nazionale alla nuova versione di TACHOnet
La Commissione ha deciso di inviare un parere motivato a Cipro per non aver aggiornato il collegamento del suo registro nazionale alla nuova versione di TACHOnet (regolamento di esecuzione 2016/68 della Commissione). L'interconnessione e lo scambio di informazioni tra gli Stati membri sui registri elettronici delle carte del conducente sono effettuati attraverso il sistema di messaggistica TACHOnet. TACHOnet è composto da un sistema centrale gestito dalla Commissione europea e da un sistema nazionale, che comprende i registri elettronici nazionali, gestito dagli Stati membri. Spetta quindi ai paesi dell'UE configurare e gestire i rispettivi registri elettronici nazionali e garantire l'interoperabilità tra il sistema nazionale e il sistema centrale. L'implementazione di una nuova versione migliorata di TACHOnet richiede che gli Stati membri adattino i propri sistemi a livello nazionale. Il termine per l'aggiornamento della connessione dei registri elettronici nazionali a TACHOnet è scaduto il 2 marzo 2018. Se le autorità di Cipro non comunicheranno una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire lo Stato membro alla Corte di giustizia dell'UE.
Trasporto ferroviario: la Commissione invita la FRANCIA a recepire le norme dell'UE sull'accesso all'infrastruttura ferroviaria
Nell'ambito di una valutazione generale del recepimento, da parte degli Stati membri, delle norme dell'UE volte a stabilire uno spazio ferroviario europeo unico (direttiva 2012/34/UE), la Commissione ha deciso di inviare un parere motivato alla Francia. La riforma generale del settore ferroviario attualmente in corso in Francia dovrebbe risolvere il problema di conformità alla direttiva. Tuttavia, ad oggi la Commissione ritiene che il quadro normativo del settore ferroviario francese, che è ancora in corso di completamento, non sia pienamente conforme a specifiche disposizioni, comprese quelle in materia di accesso ai servizi ferroviari e di garanzie di indipendenza dei gestori delle stazioni. La Francia dispone di due mesi per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire lo Stato membro alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettere di costituzione in mora
Trasporto ferroviario: la Commissione invita l'UNGHERIA a presentare i suoi piani sui requisiti tecnici relativi all'accessibilità e all'esercizio e alla gestione del traffico del sistema ferroviario
Oggi la Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora all'Ungheria per non aver presentato i piani nazionali di attuazione relativi ai requisiti tecnici previsti da due regolamenti, concernenti l'accessibilità per le persone con disabilità e le persone a mobilità ridotta [regolamento (UE) n. 1300/2014 della Commissione] e il sottosistema "Esercizio e gestione del traffico" del sistema ferroviario [regolamento (UE) 2015/995 della Commissione], come prescritto dalle norme dell'UE. Gli Stati membri erano tenuti a comunicare i propri piani rispettivamente entro il 1° gennaio 2017 e il 1° luglio 2017. L'Ungheria dispone di due mesi per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà adottare un parere motivato.
Sicurezza stradale: la Commissione invita l'IRLANDA e la POLONIA a presentare relazioni in merito allo scambio di informazioni sulle infrazioni stradali
Oggi la Commissione ha deciso di inviare lettere di costituzione in mora all'Irlanda e alla Polonia per non aver presentato relazioni in merito allo scambio di informazioni sulle infrazioni stradali, come prescritto dalle norme dell'UE intese ad agevolare lo scambio transfrontaliero di informazioni sulle infrazioni in materia di sicurezza stradale (direttiva 2015/413/UE). La direttiva permette agli Stati membri di identificare e perseguire i conducenti non residenti che commettono sul loro territorio infrazioni quali l'eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza. Gli Stati membri devono inviare alla Commissione una relazione indicante il numero di ricerche automatizzate, condotte mediante una piattaforma online, sulle infrazioni commesse sul loro territorio da veicoli immatricolati all'estero. La relazione deve anche includere il numero di ricerche senza successo e la descrizione del seguito dato alle infrazioni. Tali informazioni sono fondamentali per valutare il funzionamento dello scambio di informazioni, l'efficacia delle indagini sulle infrazioni svolte dagli Stati membri e l'impatto della direttiva sulla sicurezza stradale. La relazione avrebbe dovuto essere presentata entro il 6 maggio 2018. Entrambi i paesi dispongono di due mesi per rispondere alle preoccupazioni espresse dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Trasporto ferroviario: la Commissione invita la SPAGNA ad attuare correttamente le norme dell'UE sulla sicurezza ferroviaria
Oggi la Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Spagna in considerazione del fatto che le procedure di sicurezza in tale paese non soddisfano i requisiti della normativa dell'UE sulla sicurezza ferroviaria (direttiva 2004/49/CE). La direttiva riguarda i requisiti di sicurezza per l'intero sistema ferroviario. La Commissione ritiene che in Spagna siano state individuate carenze nel modo in cui gli inconvenienti e gli incidenti vengono analizzati e sono oggetto di indagine da parte dell'organismo investigativo nazionale e nelle tecniche di supervisione dell'autorità nazionale preposta alla sicurezza. La Spagna dispone di due mesi per rispondere alle preoccupazioni sollevate dalla Commissione; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.
Servizi di trasporto: la Commissione esorta la POLONIA a conformarsi alle norme comuni per l'accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus
Oggi la Commissione ha deciso di chiedere alla Polonia di conformarsi pienamente alle norme dell'UE per l'accesso al mercato internazionale dei servizi di trasporto effettuati con autobus [regolamento (CE) n. 1073/2009]. Nell'ottobre 2009 il regolamento è stato adottato nell'ambito di un pacchetto di misure volte a modernizzare le norme che disciplinano l'accesso alla professione di trasportatore su strada e l'accesso al mercato del trasporto su strada. L'obiettivo principale del regolamento è contribuire al completamento del mercato interno per i servizi di trasporto effettuati con autobus e aumentare l'efficienza e la competitività del mercato per favorire il passaggio dall'uso delle autovetture private a quello dei servizi di trasporto effettuati con autobus. Un'autorità polacca ha revocato l'autorizzazione di una compagnia di autobus stabilita in Germania a effettuare un servizio internazionale regolare di trasporto su autobus tra la Germania e la Polonia. Non solo l'autorità polacca non era competente per revocare l'autorizzazione, ma i requisiti giuridici per la revoca non sono stati soddisfatti. Di conseguenza la Commissione ritiene che la Polonia abbia violato il regolamento UE in questione. La Polonia dispone ora di due mesi per rispondere; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di adottare un parere motivato.
Trasporto di merci pericolose: la Commissione invita il REGNO UNITO ad attuare le norme dell'UE sul trasporto delle merci pericolose su strada
Oggi la Commissione ha chiesto al Regno Unito di conformarsi pienamente al diritto dell'UE in materia di trasporto delle merci pericolose su strada [direttiva (UE) 2018/217 della Commissione]. Il Regno Unito non ha fornito ulteriori elementi di prova delle misure di attuazione adottate a livello nazionale per recepire la direttiva. Le autorità del Regno Unito dispongono ora di due mesi per rispondere; trascorsi i quali, la Commissione potrà decidere di inviare un parere motivato.

15. Fiscalità e unione doganale
(Per ulteriori informazioni: Johannes Bahrke – tel.: (32-2) 295 86 15, Patrick Mc Cullough – telefono: +32 229 87183)
Deferimenti alla Corte di giustizia dell'Unione europea
Fiscalità: la Commissione deferisce la GERMANIA alla Corte per il mancato allineamento alle norme dell'UE in materia di rimborso dell'IVA
La Commissione ha deciso oggi di deferire la Germania alla Corte di giustizia dell'Unione europea per aver respinto determinate domande di rimborso dell'IVA di imprese in altri Stati membri.
Più in particolare, in alcuni casi la Germania rifiuta di rimborsare l'IVA a coloro che ne fanno domanda senza chiedere loro informazioni supplementari quando ritiene che le informazioni fornite sulla natura delle merci e dei servizi prestati siano insufficienti per giungere a una decisione sulla domanda. Tale pratica comporta situazioni in cui viene negato il rimborso dell'IVA a richiedenti che soddisfano i requisiti sostanziali e viola il diritto al rimborso dell'IVA previsto dalle norme dell'UE [direttiva 2006/112/CE del Consiglio (direttiva IVA) e direttiva 2008/9/CE del Consiglio (direttiva sui rimborsi)]. Nel suo ruolo di garante dei trattati, con la decisione odierna la Commissione europea applica la legislazione dell'UE. La decisione di deferire la questione alla Corte fa seguito al mancato allineamento della legislazione tedesca alla normativa dell'UE dopo l'invio di un parere motivato da parte della Commissione. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Fiscalità: la Commissione deferisce il REGNO UNITO alla Corte per il mancato rispetto delle norme in materia di IVA in relazione ad alcuni mercati dei prodotti primari
La Commissione ha deciso oggi di deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia dell'UE per aver esteso l'ambito di applicazione di una misura che consente deroghe in materia di IVA in relazione ad alcuni mercati dei prodotti primari. Attualmente il Regno Unito applica un'aliquota dell'IVA pari a zero alle transazioni effettuate su alcuni mercati dei prodotti primari nel Regno Unito. Dalla notifica della deroga alla Commissione, avvenuta nel 1977, il Regno Unito ha esteso considerevolmente l'ambito di applicazione della misura, la quale ora non è più limitata al commercio dei prodotti primari originariamente contemplati dalla misura. Secondo le norme dell'UE concordate da tutti gli Stati membri [direttiva 2006/112/CE del Consiglio (direttiva IVA)] non è ammessa l'estensione dell'ambito di applicazione di una simile deroga "di tipo sospensivo". Questa situazione genera inoltre una grave distorsione della concorrenza a danno di altri mercati finanziari all'interno dell'UE. Il deferimento di oggi fa seguito al mancato allineamento della legislazione del Regno Unito alla normativa dell'UE in materia di IVA dopo che nel luglio 2018 la Commissione aveva inviato un parere motivato al riguardo. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Deferimento alla Corte di giustizia dell'Unione europea e lettera di costituzione in mora
Fiscalità: la Commissione deferisce l'ITALIA alla Corte di giustizia dell'UE per aver applicato un trattamento preferenziale in materia di imposta di registro immobiliare
La Commissione europea ha deciso oggi di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE per non aver modificato la propria legislazione, che prevede un'aliquota ridotta per i cittadini italiani residenti all'estero che acquistano la loro prima abitazione sul territorio italiano. Tali emigrati italiani hanno diritto ad un'aliquota preferenziale dell'imposta di registro immobiliare senza obbligo di soddisfare il requisito di residenza. I cittadini di altri Stati membri non hanno diritto ad un simile trattamento preferenziale se non risiedono effettivamente nel comune in cui il bene è ubicato o se non vi fissano la residenza entro 18 mesi. Il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE) non ammette un tale trattamento discriminatorio, direttamente basato sulla cittadinanza. Analogamente, a determinate condizioni, i pensionati italiani residenti all'estero sono esentati dall'imposta comunale sugli immobili denominata "IMU" o possono beneficiare di riduzioni delle tasse per i servizi forniti a livello locale in relazione agli immobili di loro proprietà ubicati in Italia. Per tale motivo la Commissione ha inoltre deciso in data odierna di inviare all'Italia una lettera di costituzione in mora per aver mantenuto condizioni più favorevoli in relazione ad alcune imposte comunali sulla prima casa in Italia dei pensionati italiani residenti nell'UE o nei paesi SEE. Per ulteriori informazioni si rinvia al testo integrale del comunicato stampa.
Pareri motivati
Fiscalità: la Commissione chiede alla FRANCIA di allineare al diritto dell'UE le norme fiscali relative ai servizi per la cura della persona e all'assistenza a domicilio
La Commissione ha deciso di inviare alla Francia un parere motivato a causa degli svantaggi fiscali incontrati da alcuni contribuenti residenti e non residenti in relazione ai servizi per la cura della persona e di "assistenza a domicilio". Attualmente un credito d'imposta per i servizi di assistenza prestati a domicilio ai contribuenti o, a determinate condizioni, ai loro ascendenti è concesso solo se tali servizi sono prestati in un luogo di residenza ubicato in Francia. Tale condizione è contraria ai principi del diritto dell'UE in quanto penalizza i contribuenti residenti in Francia e domiciliati in un altro Stato membro dell'UE o in uno Stato SEE. Ciò penalizza anche i contribuenti non residenti che si trovano in una situazione paragonabile a quella dei residenti in quanto ottengono la maggior parte dei loro redditi dalle attività che svolgono in Francia. Se la Francia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Fiscalità: la Commissione invita la GERMANIA ad allineare la sua normativa al diritto dell'UE per quanto riguarda il regime IVA forfettario applicato agli agricoltori
La Commissione ha deciso in data odierna di inviare alla Germania un parere motivato in relazione all'applicazione di un regime IVA specifico per gli agricoltori. La normativa dell'UE [direttiva 2006/112/CE del Consiglio (direttiva IVA)] consente agli Stati membri di applicare un regime IVA forfettario agli agricoltori. Tale regime consente agli agricoltori di addebitare agli acquirenti di prodotti e servizi agricoli un importo forfettario ("compensazione forfettaria") invece di applicare il regime IVA normale. A loro volta, gli agricoltori non possono chiedere la compensazione dell'IVA già versata. Questo regime dovrebbe essere utilizzato dagli agricoltori per i quali l'applicazione del regime IVA normale potrebbe creare difficoltà amministrative. La Germania applica tuttavia il regime forfettario indistintamente a tutti gli agricoltori, compresi i proprietari di grandi aziende agricole, senza distinguere tra gli agricoltori che potrebbero incontrare tali difficoltà amministrative e quelli che non ne incontrerebbero. Inoltre, secondo i dati della Corte dei conti federale tedesca (Bundesrechnungshof), una simile applicazione del regime forfettario agli agricoltori ha per effetto una sovracompensazione dell'IVA da essi già versata a monte. Ciò non è ammesso dalle norme dell'UE e genera gravi distorsioni della concorrenza nel mercato interno. Se la Germania non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Fiscalità: la Commissione chiede alla GERMANIA di modificare determinate disposizioni restrittive concernenti l'imposizione in uscita in relazione all'imposta sulle plusvalenze
La Commissione ha deciso oggi di inviare un parere motivato alla Germania per aver applicato un'imposta in uscita immediata sul trasferimento di attivi verso un altro Stato UE/SEE. Il trasferimento di attivi tedeschi da società tedesche a un beneficiario stabilito in uno Stato EFTA aderente al SEE (Norvegia, Islanda e Liechtenstein) è soggetto a un trattamento meno favorevole rispetto alle transazioni esclusivamente interne. Ciò è dovuto al fatto che la legge tedesca impone che le plusvalenze non realizzate siano incluse nella base imponibile dell'esercizio in cui si effettuano tali trasferimenti. In secondo luogo, i contribuenti non residenti non possono beneficiare di tale differimento e sono invece tassati immediatamente, il che costituisce una violazione della libertà di stabilimento. Le norme tedesche in questione rischiano pertanto di dissuadere i contribuenti dall'esercizio della loro libertà di stabilimento prevista dall'articolo 49 del TFUE e dalla disposizione corrispondente dell'accordo SEE. Se la Germania non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Fiscalità: la Commissione invita il PORTOGALLO ad allineare la sua normativa fiscale per quanto riguarda la vendita di immobili da parte di non residenti
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare al Portogallo un parere motivato chiedendo di modificare determinate disposizioni restrittive riguardanti l'imposizione in uscita delle plusvalenze al fine di allinearle alla pertinente giurisprudenza della Corte di giustizia dell'UE. Il Portogallo aveva applicato alle plusvalenze ottenute dai contribuenti non residenti un'imposizione fiscale fissa del 28%, mentre i contribuenti residenti erano soggetti a un'imposta progressiva sul reddito. Nelle cause C-443/06 (Hollmann/Pública) e C-184/18 (Fazenda Pública/Teixeira) la Corte ha constatato che una simile differenza di trattamento è incompatibile con la libera circolazione dei capitali garantita dall'articolo 63 del TFUE e dall'accordo SEE. Il Portogallo ha introdotto un'opzione che consente ai non residenti di essere equiparati ai residenti e di ottenere che il 50% di tali plusvalenze derivanti da fonti portoghesi sia soggetto ad aliquote progressive dell'imposta sul reddito. Tuttavia, secondo la giurisprudenza dell'UE, una semplice opzione di equiparazione ai contribuenti residenti non pone rimedio all'infrazione se la tassazione di base continua a imporre oneri maggiori ai contribuenti non residenti. Se il Portogallo non invierà una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Fiscalità: la Commissione esorta la ROMANIA a conformarsi al diritto dell'UE nel rimborso delle tasse di immatricolazione degli autoveicoli indebitamente applicate
La Commissione europea ha deciso oggi di inviare un parere motivato alla Romania per non aver garantito il rimborso integrale e immediato delle tasse di immatricolazione dei veicoli usati acquistati in altri Stati membri. Secondo la Corte di giustizia dell'UE, tali tasse violano le norme dell'UE (articolo 110 del TFUE). La normativa rumena in materia di rimborso delle tasse non rispetta i principi di leale cooperazione, equivalenza ed effettività. Se la Romania non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Fiscalità: la Commissione invita il REGNO UNITO ad allineare al diritto dell'UE la propria normativa sull'imposta sul reddito
La Commissione ha deciso oggi di inviare al Regno Unito un parere motivato relativo alle disposizioni nazionali britanniche in materia di sgravi fiscali sull'imposta sul reddito per le minusvalenze azionarie. Attualmente gli sgravi fiscali sono riconosciuti solo per le azioni di società che esercitano la loro attività interamente o principalmente nel Regno Unito. Tale norma va a danno dei contribuenti che investono in azioni ammissibili di società che esercitano la loro attività in Stati membri dell'UE diversi dal Regno Unito, oltre ad imporre limitazioni alla libera circolazione dei capitali (articolo 63 del TFUE). Se il Regno Unito non invierà una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Fiscalità: la Commissione chiede al REGNO UNITO di allineare la sua normativa in materia di sgravi fiscali per i prestiti a operatori economici
La Commissione ha deciso oggi di inviare al Regno Unito un parere motivato relativo alle disposizioni nazionali britanniche in materia di sgravi fiscali per i prestiti a operatori economici. Attualmente, la normativa del Regno Unito prevede uno sgravio specifico qualora un prestito ammissibile divenga irrecuperabile. In tal caso il creditore può chiedere di detrarre l'importo del prestito dall'imposta dovuta sulle plusvalenze o dalle imposte sugli utili societari. Le norme operano tuttavia una distinzione di trattamento fiscale tra i "prestiti irrecuperabili" concessi a residenti nel Regno Unito e quelli concessi a mutuatari non residenti. Ciò impone una limitazione ingiustificata alla libera circolazione dei capitali (articolo 63 del TFUE). Se il Regno Unito non invierà una risposta soddisfacente entro due mesi, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell'UE.
Lettere di costituzione in mora
Fiscalità: la Commissione invita nuovamente l'UNGHERIA ad allineare alla normativa dell'UE il suo sistema di controllo dei trasporti su strada
La Commissione ha deciso oggi di inviare all'Ungheria una lettera complementare di costituzione in mora per confermare che i requisiti del sistema locale di controllo dei trasporti su strada non sono conformi alla normativa dell'UE in materia di IVA (direttiva 2006/112/CE del Consiglio) e per chiederne quindi la modifica. Nell'ambito del sistema di controllo elettronico del commercio e dei trasporti (EKAER), le imprese sono tenute a fornire alle autorità fiscali ungheresi informazioni dettagliate ai fini dell'IVA su alcuni mezzi di trasporto di proprietà dell'impresa che utilizzano strade pubbliche. La Commissione conferma che gli obblighi imposti dal sistema EKAER violano le norme in materia di IVA in quanto incidono principalmente sulle transazioni transfrontaliere nell'UE e introducono formalità amministrative connesse all'attraversamento delle frontiere. La Commissione ritiene inoltre che la legislazione ungherese violi i principi di neutralità e di proporzionalità, nonché la libertà d'impresa garantita dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea. Se l'Ungheria non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità ungheresi.
Fiscalità: la Commissione esorta l'UNGHERIA ad allineare le aliquote delle accise sulle sigarette alla soglia minima dell'UE
La Commissione ha deciso oggi di inviare all'Ungheria una lettera di costituzione in mora per il mancato raggiungimento della soglia minima dell'UE per le accise sulle sigarette, come previsto dalle norme dell'UE sul tabacco lavorato (direttiva 2011/64/UE del Consiglio). Le norme attuali impongono agli Stati membri di applicare un'accisa sulle sigarette pari ad almeno il 60% del prezzo medio ponderato di vendita al dettaglio delle sigarette immesse in consumo nel loro territorio. All'Ungheria e ad altri Stati membri è stato concesso un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2017 per adempiere tale prescrizione; le accise applicate dalle autorità ungheresi sulle sigarette rimangono tuttavia al di sotto della soglia minima. Se l'Ungheria non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità nazionali.
Fiscalità: la Commissione chiede alla POLONIA di modificare la sua legislazione per quanto riguarda l'IVA sui prodotti soggetti ad accisa gestiti dai destinatari
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora alla Polonia affinché modifichi la proprie norme in materia di IVA in forza delle quali i destinatari che forniscono ai loro clienti servizi di sdoganamento di prodotti soggetti ad accisa (ad esempio il carburante) sono obbligati a pagare l'IVA non solo sui servizi da essi prestati, ma anche sull'importo delle accise e delle tasse riscosse sul carburante, e questo nonostante il fatto che non effettuino acquisti intra-UE di carburante ai sensi della normativa attuale dell'UE in materia di IVA [direttiva 2006/112/CE del Consiglio (direttiva IVA)]. Ciò può inoltre causare una doppia imposizione in quanto i clienti di tali società sono anche obbligati a pagare l'IVA per l'acquisto intra-UE di tale combustibile. Se la Polonia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità polacche.
Fiscalità: la Commissione chiede al PORTOGALLO di modificare la sua legislazione in materia di tassazione sulle autovetture
La Commissione ha deciso oggi di avviare una procedura di infrazione nei confronti del Portogallo per non aver tenuto conto, ai fini dell'ammortamento, della componente ambientale della tassa di immatricolazione imposta sui veicoli usati importati da altri Stati membri. La Commissione ritiene che la legislazione portoghese non sia compatibile con l'articolo 110 del TFUE poiché le automobili usate importate da altri Stati membri sono tassate in misura maggiore rispetto alle autovetture usate acquistate sul mercato portoghese, dato che il loro ammortamento non è pienamente preso in considerazione. Se il Portogallo non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità portoghesi.
Dogane: la Commissione chiede alla ROMANIA di modificare la sua legislazione in materia di obbligazione doganale
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora per chiedere alla Romania di allineare la sua legislazione in materia di obbligazione doganale al codice doganale dell'Unione [regolamento (UE) n. 952/2013]. In base a tali norme le autorità doganali hanno tre anni di tempo per comunicare al debitore un'obbligazione doganale. Se l'obbligazione doganale sorge in seguito a un atto penalmente perseguibile, le autorità doganali hanno 10 anni di tempo per comunicarla. La normativa doganale rumena stabilisce che l'obbligazione doganale non può essere comunicata al debitore dopo cinque anni dal momento in cui è sorta, indipendentemente dal fatto che sia sorta in seguito a un atto penalmente perseguibile. Tale disposizione non rispetta nemmeno il termine di tre anni stabilito dal diritto doganale dell'UE per la comunicazione dell'obbligazione doganale. Se la Romania non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità rumene.
Fiscalità: la Commissione chiede alla SPAGNA di abolire le condizioni indebitamente restrittive per il riporto dell'imposizione in caso di scissioni societarie
La Commissione ha deciso oggi di inviare una lettera di costituzione in mora in cui chiede alla Spagna di abolire le condizioni della legislazione spagnola che contrastano con la direttiva sulle fusioni (direttiva 90/434/CEE del Consiglio). Tale direttiva mira a garantire che le riorganizzazioni aziendali, come le fusioni e le scissioni, non siano ostacolate dall'imposizione fiscale al momento della ristrutturazione. L'imposizione fiscale sulle plusvalenze derivanti da tale riorganizzazione è pertanto riportata al momento successivo in cui si produce la vendita o la cessione degli attivi e delle azioni. La legislazione spagnola prevede tuttavia condizioni indebitamente restrittive per determinati tipi di scissioni societarie: il riporto dell'imposizione non è concesso se gli azionisti della società scissa non ricevono la stessa quota di azioni in tutte le società derivanti dalla scissione, a meno che gli attivi acquisiti non siano rami di attività. Se la Spagna non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità spagnole.
Fiscalità: la Commissione chiede alla SPAGNA di modificare la normativa sulla rendicontazione paese per paese da parte delle società multinazionali
La Commissione ha deciso di inviare una lettera di costituzione in mora alla Spagna chiedendo di dare piena attuazione alle norme dell'UE in materia di rendicontazione paese per paese da parte dei gruppi multinazionali [direttiva (UE) 2016/881 del Consiglio (quarta direttiva sulla cooperazione amministrativa)]. Nell'attuale normativa spagnola mancano diversi elementi riguardanti gli obblighi di rendicontazione delle società multinazionali. Se la Spagna non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà inviare un parere motivato alle autorità spagnole.
Archiviazioni
Fiscalità: la Commissione archivia i casi riguardanti CECHIA, GRECIA e POLONIA
La Commissione accoglie con favore il recepimento, da parte di Cechia, Grecia e Polonia, delle misure relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni nel settore della fiscalità per quanto concerne l'accesso delle autorità fiscali degli Stati membri alle informazioni in materia di antiriciclaggio [direttiva (UE) 2016/2258 del Consiglio (quinta direttiva sulla cooperazione amministrativa)]. La Commissione ha deciso oggi di archiviare questi tre casi di infrazione. Nel gennaio 2018 la Commissione aveva avviato procedimenti di infrazione nei confronti di questi tre Stati membri e nel giugno 2016 era stato inviato un parere motivato alle autorità greche.