giovedì 28 febbraio 2019

Reddito minimo dignitoso in tutta l'UE

Il Comitato Economico e Sociale Europeo (CES) ha dato qualche giorno fa il proprio parere in relazione a una Direttiva europea in materia di reddito minimo. Si tratterebbe dell'introduzione di un quadro europeo, vincolante per tutti gli stati dell'UE, rivolto a creare in ciascun Paese un sistema in grado di assicurare un reddito minimo, con l'obiettivo di generalizzare, sostenere e rendere "dignitosi" (cioè adeguati) i sistemi di reddito minimo previsti negli Stati membri.

 

Secondo il CES, che considera la questione come eminentemente politica, l'iniziativa costituirebbe una prima risposta europea al grave e persistente problema della povertà che colpisce quasi tutta l'Europa e, al contempo, invierebbe ai cittadini ed alle cittadine europee un segnale inequivocabile che l'UE ha veramente a cuore i loro interessi. Per il CES «Una mancanza di iniziativa da parte della Commissione sarebbe pertanto inaccettabile e renderebbe impossibile per i cittadini comprendere e sostenere il progetto Ue. L’utilizzo di uno strumento Ue  vincolante è indispensabile per ottenere regimi di reddito minimo che siano dignitosi. Per essere “decenti”, devono essere adeguati, accessibili e in linea con il costo medio della vita in ciascuno Stato membro». 

Preoccupanti i dati enunciati nel Parere

Dall'inizio della crisi economica che è seguita alla crisi finanziaria del 2008, e nonostante la ripresa economica osservata negli ultimi anni, nella maggior parte degli Stati membri il tasso di povertà ha continuato ad aumentare sia per i disoccupati di lungo periodo che per chi versa in una situazione di povertà. Secondo gli ultimi dati Eurostat che, purtroppo, vedono l'Italia ai primi posti, 112,9 milioni di persone, ossia il 22,5 % della popolazione dell'Unione europea, sono a rischio di povertà o di esclusione sociale. Si tratta di persone che si trovano a rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali (povertà monetaria), oppure versano in una situazione di privazione materiale grave, o vivono in un nucleo familiare a intensità di lavoro molto bassa. In merito alla disoccupazione di lunga durata, questa è passata dal 2,9 % nel 2009 (periodo in cui è stata adottata la strategia Europa 2020, intesa a ridurre di 20 milioni (sic) il numero delle persone a rischio di povertà) al 3,4 % nel 2017, mentre il numero di lavoratori poveri nella zona euro è passato dal 7,6 % nel 2006 al 9,5 % nel 2016 (dall'8,3 % nel 2010, il primo anno per cui sono disponibili dati, al 9,6 % nell'UE-28). I più colpiti sono i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile è più che doppio rispetto al tasso di disoccupazione complessivo (circa il 19 % contro il 9 % nel 2016) e cela notevoli disparità tra i singoli paesi: più di 30 punti percentuali separano infatti lo Stato membro con il tasso più modesto, ossia la Germania (7 %), dagli Stati membri con i tassi più elevati, vale a dire la Grecia (47 %) e la Spagna (44 %). Nel 2016 nell'UE vi erano oltre 6,3 milioni di giovani (ossia di persone dai 15 ai 24 anni) NEET, ossia giovani che non studiavano, non frequentavano corsi di formazione e non lavoravano. Il tasso di disoccupazione giovanile, pur essendo diminuito da oltre il 23 % nel 2013 a meno del 19 % nel 2016, rimane molto elevato nell'Unione europea (e in diversi paesi tocca percentuali superiori al 40 %) e raggiunge livelli preoccupanti nella disoccupazione di lunga durata che registra ancora livelli record tra i giovani. Purtroppo, secondo il CES, i testi e gli impegni dell'Unione – come, appunto, la strategia Europa 2020, non hanno prodotto i risultati attesi. 

Costi e benefici

Il Parere del CES si sofferma ad analizzare i benefici che i Sistemi di reddito minimo dignitoso produrrebbero non solo per le persone in stato di necessità ma anche per la società nel suo insieme. Secondo il Comitato, infatti, tali sistemi mantengono attive nella società le persone che ne hanno bisogno, le aiutano a riallacciare i rapporti con il mondo del lavoro e permettono loro di vivere con dignità. Un tale sistema sarebbe indispensabile per una Società più egualitaria, costituendo la base effettiva della protezione sociale e assicurando la coesione sociale che va a vantaggio dell'intera Società. Dal punto di vista dell'impegno finanziario richiesto, il CES ritiene che questo, rappresentando solo una piccola percentuale delle spese sociali, assicura in cambio un notevole rientro dell'investimento. Al contrario, la carenza di investimenti in quella direzione ha conseguenze estremamente negative per le persone e comporta costi elevati sul lungo periodo. Infine, il denaro speso in tal modo rientra immediatamente nell'economia e, in genere, si riversa nei settori che subiscono maggiormente la crisi e, grazie all'interazione tra redditi minimi e salari minimi, contribuisce anche a garantire retribuzioni dignitose e a evitare una crescente povertà lavorativa.

Basi giuridiche

Nel motivare il proprio Parere, il CES ricorre sia alla Carta sociale europea del Consiglio d'Europa del 1961, che alla Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989 e alla Carta dei diritti fondamentali del 2000 (articolo 34). Tali disposizioni inquadrano senz'altro il reddito minimo negli obiettivi dell'Unione europea e della Commissione, impegnando le Istituzioni a prendere l'iniziativa in materia al fine di completare e armonizzare l'azione degli Stati membri. Il CES mette infine in rilievo il punto 14 della “Proposta di Pilastro Sociale” dove, la stessa Commissione Europea, enuncia chiaramente "[…] il diritto a un adeguato reddito minimo che garantisca una vita dignitosa in tutte le fasi della vita e l'accesso a beni e servizi".

Pareri contrari

Contro il  Parere del CES si sono pronunciati i rappresentanti dei datori di lavoro europei che si oppongono all’utilizzo della Direttiva Ue o di qualsiasi strumento che risulti vincolante per gli stati membri in merito all’istituzione di sistemi di reddito minimo. I datori di lavoro europei contestato, inoltre, l'esistenza di una base giuridica al riguardo, sia nei trattati e che nei testi giuridici dell’Ue. 

Singolare atteggiamento della Commissione Europea

Già nel 2013 il CES aveva richiesto alla Commissione di pronunciarsi sull'opportunità di sostenere un reddito minimo europeo, anche attraverso la creazione di un apposito fondo. La Commissione europea rispose considerando la proposta "prematura". 
Trascorsi sei anni e "ora che è in gioco il futuro del progetto europeo", il CES ci riprova.

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