venerdì 28 giugno 2019

5G, DIRITTO ALLA SALUTE E TUTELA DEI CONSUMATORI: UNA SINTESI DEL QUADRO EUROPEO E INTERNAZIONALE



(di Sergio Diana*)

 
Alle porte della IV Rivoluzione industriale(1).
Intelligenza artificiale, 5G, Blockchain, nuove tecnologie energetiche, le tecniche per la modifica dei geni.....Sono solo alcuni degli elementi che la caratterizzano e che vediamo quotidianamente insinuarsi nelle nostre vite. Che vengano da noi accolti con entusiasmo, con indifferenza o con terrore, che ci piaccia o no si tratta comunque di una Rivoluzione e, quindi, di qualcosa che in ogni caso comporterà vittime innocenti – soprattutto nelle fasce più deboli - e cambierà profondamente le vite nostre e delle generazioni future.
Più o meno tutti/e noi siamo al corrente sia degli enormi progressi che le precedenti Rivoluzioni hanno comportato per l'Umanità, che del terribile impatto che esse hanno avuto, soprattutto sul benessere di milioni di persone che, in tutto il Pianeta, hanno pagato con la propria vita, con la propria salute e con la disperazione il prezzo del “Progresso”. Un'impatto negativo che poteva essere limitato, circoscritto o annullato. Cosa che non è avvenuta. Ma prima era diverso. Prima l'Umanità non aveva mai raggiunto il livello di conoscenze che abbiamo oggi ne, tantomeno, possedeva gli strumenti ed i mezzi che oggi siamo in grado di dispiegare per assicurare il benessere, la prosperità e la felicità delle persone in tutto il Pianeta. affrontando in modo efficace, equo e sostenibile gli inevitabili cambiamenti all'orizzonte. Merito anche dell'Innovazione, della Ricerca e dello Sviluppo Tecnologico che, soprattutto nei Paesi più sviluppati e grazie all'impegno di organizzazioni internazionali come l'Unione Europea (2), ricevono ingenti finanziamenti pubblici sostenuti, non dimentichiamolo, anche con i quattrini di tutti/e noi.
Oggi, dunque, alle soglie della IV Rivoluzione Industriale, tutti/e noi dobbiamo iniziare a considerare seriamente il problema dell'uso, dell'applicazione e, soprattutto, del possibile impatto che le nuove tecnologie hanno o potrebbero avere sulla nostra vita, sul nostro benessere e sul futuro delle nuove generazioni.

L'"Approccio 5G"
Ciò che sta accadendo in relazione alla tecnologia denominata “5G” riassume le nostre legittime preoccupazioni. A preoccuparci in particolare è, o dovrebbe essere, il modo in cui noi, diretti/e interessati, (non) veniamo coinvolti nei processi relativi all'applicazione di quella tecnologia non solo nell'ambiente dove viviamo ma, considerata la globalizzazione, in tutto il Pianeta.  
Se - rispetto al “5G” come a tutte le altre tecnologie in questione - quello attualmente in corso è l'approccio che hanno intenzione di adottare anche nel prossimo futuro, sia le istituzioni europee, che quelle internazionali o la gran parte dei governi e delle regioni... Ebbene...Abbiamo più di un motivo per preoccuparci!

Reagire all'imposizione di una tecnologia
"I cittadini di Bruxelles non sono topi da laboratorio la cui salute può essere svenduta per profitto” Così si è pronunciata la ministra all’ambiente della Regione di Bruxelles Capitale, Céline Fremault, bloccando qualunque accordo sul 5G con i colossi delle telecomunicazioni: Proximus, Orange e Telenet, anche a causa dell' “impossibilità di valutare le emissioni delle antenne utilizzate dagli operatori per mancanza di informazioni tecniche disponibili” . Anche in Svizzera, pioniera del 5G in Europa, oltre a varie richieste di moratoria presentate a livello federale, diverse amministrazioni territoriali iniziano a reagire. Berna, San Gallo, Vaud, Svitto....Si sono impegnate formalmente a bloccare la realizzazione della rete nei propri territori sino a che “non saranno disponibili informazioni su eventuali rischi per la salute”. In Italia - dove diverse sperimentazioni sono state avviate addirittura all'insaputa dei cittadini, delle cittadine e delle amministrazioni locali -, la presidentessa dell’Associazione dei Piccoli Comuni d'Italia e sindaca di Marsaglia, Franca Biglio, ha confermato di non aver “mai chiesto né di essere inseriti nella sperimentazione 5G, né dato alcuna disponibilità in tal senso”. La reazione dei comuni italiani non si è fatta attendere e alcuni sindaci hanno fatto ricorso a Ordinanze “contingibili e urgenti” per fermare il 5G nei propri territori comunali. Dopo l’accesa opposizione di una cinquantina di enti locali, nel maggio scorso anche cinque deputati hanno depositato una mozione che impegna formalmente il Governo italiano a decidere per una moratoria nazionale sul 5G. L'iniziativa postula la sospensione di “qualsiasi forma di sperimentazione del 5G sul territorio nazionale in attesa della produzione di sufficienti evidenze scientifiche per giudicarne l’innocuità, promuovere uno studio epidemiologico indipendente, sviluppato da enti scevri da conflitti d’interessi”. Intanto, una petizione popolare sottoscritta da circa 11.000 persone, è stata indirizzata al Governo italiano. La Petizione, promossa dall’alleanza italiana “Stop 5G”, chiede di “fermare la sperimentazione e di avviare uno studio preliminare sugli effetti biologici delle radiofrequenze 4G e 5G presso un ente indipendente e privo di conflitti d’interessi con l’industria”. Anche in Sardegna, dove è attivo un Comitato condotto, tra gli altri, anche dall'ISDE (l'Associazione dei medici per l'ambiente), tre sindaci si oppongono alla sperimentazione del 5G nei loro territori di Noragugume, Pompu e Segariu....

Intanto a Bruxelles...
Le istituzioni dell'UE discutono parecchio di 5G ma dimenticano di trattare di problematiche legate alla salute (3) e di quelle, ugualmente impattanti, legate alle impensabili ripercussioni che quella tecnologia avrà sull'occupazione in tantissimi settori.
Sul fronte europeo, questi sono i principi fondamentali e le principali norme da tenere in considerazione che, è bene ricordarlo, nella gran parte dei casi si inquadrano comunque in un contesto normativo internazionale:
I) Innanzitutto il cosiddetto PRINCIPIO DI PRECAUZIONE ("prevenire è meglio che curare") – largamente disatteso nella vicenda 5G – previsto, oltreché dal Diritto Internazionale, dall’ articolo 191 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). Il suo obiettivo è quello di garantire un alto livello di protezione dell’ambiente grazie a delle prese di posizione preventive in caso di rischio. Peraltro, nella pratica, l'ambito di applicazione del Principio è molto più vasto e, oltre che applicarsi alla politica ambientale, alla politica dei consumatori e alla legislazione europea sugli alimenti, si estende anche alla salute umana, animale e vegetale. Inoltre, tale Principio è stato riconosciuto da varie convenzioni internazionali ed è parte dell'Accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie (SPS) nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Secondo la Commissione europea e la Giurisprudenza della Corte di Giustizia, il Principio di Precauzione può essere invocato quando “un fenomeno, un prodotto o un processo può avere effetti potenzialmente pericolosi, individuati tramite una valutazione scientifica e obiettiva, se questa valutazione non consente di determinare il rischio con sufficiente certezza.”.
II) In merito al Trattato sul funzionamento dell'UE:
  • al TITOLO XIV - SANITÀ PUBBLICA - Articolo 168 – si stabilisce che: “Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana”.
  • Il TITOLO XV relativo alla PROTEZIONE DEI CONSUMATORI, all'Articolo 169 recita, tra l'altro: “1) Al fine di promuovere gli interessi dei consumatori ed assicurare un livello elevato di protezione dei consumatori, l'Unione contribuisce a tutelare la salute, la sicurezza e gli interessi economici dei consumatori nonché a promuovere il loro diritto all'informazione, all'educazione e all'organizzazione per la salvaguardia dei propri interessi.
  • Il CAPO 3, concernente il RAVVICINAMENTO DELLE LEGISLAZIONI, all'Articolo 114 dispone: “La Commissione, nelle sue proposte di cui al paragrafo 1 in materia di sanità, sicurezza, protezione dell'ambiente e protezione dei consumatori, si basa su un livello di protezione elevato, tenuto conto, in particolare, degli eventuali nuovi sviluppi fondati su riscontri scientifici. Anche il Parlamento europeo ed il Consiglio, nell'ambito delle rispettive competenze, cercheranno di conseguire tale obiettivo.
III) In merito ad un'altro fondamentale Atto dell'UE, la CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA:  nell'Articolo 35, concernente la PROTEZIONE DELLA SALUTE, si stabilisce che: “....Nella definizione e nell'attuazione di tutte le politiche ed attività dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione della salute umana.”.
IV) In merito al Diritto europeo “Derivato”, il punto di riferimento è una “Raccomandazione” del 1999, relativa, appunto, alla “Limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 Ghz”). Nell'atto, peraltro non vincolante per gli stati membri dell'UE, si sostiene testualmente che: “gli Stati membri dovrebbero considerare i progressi delle conoscenze scientifiche e della tecnologia in relazione ai sistemi di protezione dalle radiazioni non ionizzanti con un atteggiamento di precauzione e dovrebbero prevedere la rassegna e la revisione su base sistematica con le corrispondenti valutazioni tenendo presenti gli indirizzi elaborati dalle organizzazioni internazionali competenti, quali la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti”. 

5G e istanze alle istituzioni europee
Di particolare interesse la risposta fornita dalla Commissione Europea, nel settembre del 2018, ad un'importante Interrogazione Parlamentare in materia.
Si tratta di una risposta debole e non particolarmente convincente che rimanda la palla alla competenza degli stati membri, fondandosi su un'interpretazione allegra dell'Art. 168 del TFUE. La Commissione Europea, anche nella suddetta risposta al PE, pare sottovalutare il lavoro del Comitato Scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti dell'Unione Europea (SCHEER) che, in un'importante documento (Pag. 14) rileva “criticità sconosciute” in merito ai problemi legati alla salute, sostenendo in modo chiaro che “rimane controverso come l'esposizione ai campi elettromagnetici possa influenzare l’uomoe che gli studi non hanno fornito prove chiare dell’impatto su mammiferi, uccelli o insetti...”. Peraltro, tale documento dello SCHEER è supportato da un documento di orientamento sulle questioni emergenti in materia di salute e ambiente - attualmente inaccessibile online – in cui il Comitato, nel richiamare l’attenzione della Commissione europea su 14 problematiche ritenute “potenziali pericoli per la salute umana e l’ambiente”, include anche il 5G nella lista degli “agenti pericolosi per l’umanità”. Tuttavia, in merito all'autorevole parere dello SCHEER, il 20 maggio scorso, nella Risposta ad un'altra Interrogazione Parlamentare la stessa Commissione Europea nel rilevare che: “Il comitato ha già elaborato cinque pareri pertinenti che non hanno fornito alcuna giustificazione scientifica per rivedere i limiti stabiliti dalla raccomandazione 1999/519 / CE del Consiglio”, conclude in modo rocambolesco che: “ una valutazione d'impatto non è considerata necessaria”. 

La cybersicurezza innanzi tutto
Lasciando da parte le conclusioni della Commissione Europea e dinanzi a un quadro normativo e giurisprudenziale ben assestato in materia, soprattutto circa il Principio di Precauzione, è certo che l'UE manifesta comunque maggiore sensibilità verso gli aspetti “commerciali” e tratta pressochè esclusivamente di 5G in relazione ai problemi di sicurezza, non tanto per la salute quanto delle reti (cybersicurezza) ed a seguito dei noti problemi sorti con la Cina (3). Per quanto concerne gli aspetti sanitari, l'Esecutivo europeo si limita a fare riferimento alla “Raccomandazione” del 1999 (relativa, appunto, alla Limitazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 Ghz”) dove, peraltro, si sostiene testualmente che: “gli Stati membri dovrebbero considerare i progressi delle conoscenze scientifiche e della tecnologia in relazione ai sistemi di protezione dalle radiazioni non ionizzanti con un atteggiamento di precauzione e dovrebbero prevedere la rassegna e la revisione su base sistematica con le corrispondenti valutazioni tenendo presenti gli indirizzi elaborati dalle organizzazioni internazionali competenti, quali la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ICNIRP)”. L'ICNIRP (4), sostiene che gli unici effetti scientificamente accertati delle radiazioni sotto i 300 GHz sono quelli termici e, cioè, conseguenti a un riscaldamento dei tessuti per effetto dell’assorbimento dell’energia elettromagnetica. L'ente internazionale ha pubblicato le proprie raccomandazioni al riguardo, ancora attualmente vigenti, nel 1998. Tali raccomandazioni sono state sottoposte a revisione nel corso del 2018 e se ne attende ancora l’esito formale definitivo. In relazione a tale organismo è opportuno evidenziare che, da varie e autorevoli parti, non solo sono state avanzate serie perplessità sul reale fondamento scientifico e circa l'accuratezza delle sue conclusioni in materia (5) ma sono stati evidenziati anche seri problemi di conflitti di interesse e corruzione (6).

Il fronte internazionale
Oltre a quello europeo occorre considerare anche il fronte delle altre organizzazioni internazionali come il Consiglio d'Europa e la relativa Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, soprattutto in merito agli articoli 2,3 e 8 e in relazione a varie sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani in materia. Inoltre, la Carta sociale europea  contempla, sin dal 1961, una disposizione dedicata espressamente al “Diritto alla protezione della salute” (Articolo 11) che definisce gli obblighi degli Stati che si sono impegnati a rispettare tale diritto (7). In questo ambito, il Comitato europeo dei diritti sociali – l’organo di controllo della Carta Sociale – ha specificato in vario modo le implicazioni dell’obbligo per gli Stati di garantire la salute, soprattutto dal punto di vista giuridico e anche a seguito di vari “reclami collettivi” presentati da cittadini/e contro alcuni Stati per la violazione dell’Articolo 11. In particolare si tratta del riconoscimento che “Ogni persona ha diritto di usufruire di tutte le misure che le consentano di godere del miglior stato di salute ottenibile”, e dell'impegno degli Stati a “assicurare l’esercizio effettivo” di questo diritto mediante “l’adozione di misure adeguate”.

Conclusioni
Quanto evidenziato in questa nota - che, è opportuno specificarlo, non ha ambizioni di essere esaustiva in merito ad una questione così ampia e complessa - intende puntare al duplice obiettivo di: 1) contribuire a sensibilizzare soprattutto le istituzioni  locali e la Società Civile, verso la necessità di articolare il più possibile un sistema di vigilanza ed una risposta "integrata e completa" a quanto accade in merito all'attuale offerta di nuove tecnologie in grado di avere pesanti ripercussioni sulle nostre vite, sulla nostra salute e sul futuro delle nostre figlie e dei nostri figli; 2) Evidenziare la possibilità di integrare gli strumenti di rivendicazione e di legittima reazione attualmente utilizzati, con altri strumenti e, in particolare, con:
- adeguati interventi di "lobby" presso le istituzioni competenti in grado, anche se non di "competere" con le potentissime lobby attualmente in gioco, almeno di costituire una "massa critica" tecnicamente competente e in grado di assicurare "presidi" costanti e combattivi che divengano interlocutori presenti e qualificati in tutte le sedi competenti, sia regionali che nazionali e internazionali;
- L'uso opportuno del Diritto e delle Istanze nazionali e internazionali a disposizione. 

  * Si ringrazia Antonio Muscas per il prezioso contributo.

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(1) Così il World Economic Forum: “Siamo sull'orlo di una rivoluzione tecnologica che cambierà radicalmente il nostro modo di vivere, lavorare e relazionarci gli uni con gli altri. Una trasformazione che, per scala, portata e complessità, sarà diversa da qualunque altra esperienza mai vissuta dall'umanità prima d'ora. Non sappiamo ancora come si svilupperà ma una cosa è chiara: la risposta deve essere integrata e completa, coinvolgendo tutte le parti interessate sia della politica globale, che del settore pubblico e privato, del mondo accademico e della società civile”.
(2) Al riguardo, la Commissione europea nel suo Documento di riflessione "Verso un'Europa sostenibile entro il 2030" (pag. 26) tratta di "difficili compromessi" da raggiungere per la "creazione di sinergie e la modernizzazione della nostra economia", specificando che, per quanto riguarda il mercato del lavoro "ad oggi non è ancora chiaro quale sarà l'esatto impatto dell'intelligenza artificiale" e che "queste sfide possono colpire più duramente le classi a reddito medio-basso". Da ciò che è dato comprendere, l'"Intelligenza artificiale" dipende in maniera significativa dall’implementazione efficace della connessione superveloce 5G - e, più avanti, 6G - soprattutto per la comunicazione delle macchine. Il documento della Commissione prosegue al riguardo con una serie di importanti considerazioni che, partendo dalle "conseguenze per i lavoratori delle aziende interessate e talvolta per intere regioni", specifica la ferma volontà di agire in modo da "non lasciare indietro nessuno" in quanto "la transizione non può essere realizzata a scapito di determinati gruppi di persone, comunità, settori o regioni. Tutti i membri della nostra società dovranno godere di pari opportunità per contribuire a un futuro europeo sostenibile e beneficiare della transizione...".
(3)
- In questo documento della Commissione Europea, che vorrebbe fornire risposte esaustive ai numerosi interrogativi sul 5G, non c'è nessun riferimento alle problematiche relative all'impatto sulla salute umana. Il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani nel suo intervento davanti a leader europei riuniti a Bruxelles ha esortato il nostro Paese a tenere alta l’attenzione sulla questione dicendosi preoccupato sul memorandum d’intesa Italia-Cina. ”Prima di affidarsi a tecnologie e aziende cinesi, sono necessarie analisi e controlli”, ha detto Tajani memore del fatto che il Parlamento ha votato a larga maggioranza una Risoluzione che esprime "grande preoccupazione sulla possibilità che lo sviluppo del 5G sia affidato ad aziende cinesi”. La massima Assemblea europea chiede, inoltre, agli Stati membri di dotarsi di regole e certificazioni per evitare "falle nella sicurezza delle infrastrutture digitali europee", dimostrando "unità e determinazione" per "proteggere i nostri cittadini e le nostre imprese dalle pratiche sleali cinesi, che ci sono già costate posti di lavoro e perdita di competitività”. Sulla stessa linea il vicepresidente della Commissione europea, Andrus Ansip: “L’Italia deve procedere a una valutazione del rischio sicurezza sulla costruzione di reti 5G nell’ambito del memorandum che sarà firmato con la Cina. Una cooperazione fruttuosa è di beneficio per tutti, ma occorre guardare alle questioni di sicurezza sulle reti 5G”.
(4) Che pare essere l'unico organismo di riferimento credibile in materia. Si veda ad esempio le conclusioni dell'Audizione di Assotelecomunicazioni-Asstel presso la IX Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni della Camera dei deputati (Roma, 9 aprile 2019) relativa a: “Nuove tecnologie delle telecomunicazioni, con riferimento particolare al 5g e big data, con attenzione al tema dell’elettromagnetismo”. 
(5) Si veda ad esempio l'articolo pubblicato nel 2017 dall'International Journal of Oncology: "World Health Organization, radiofrequency radiation and health - a hard nut to crack".
(6) Per tutti: Susan Pockett, Conflicts of Interest and Misleading Statements in OfficialReports about the Health Consequences of Radiofrequency Radiation andSome New Measurements of Exposure Levels - School of Psychology, University of Auckland, Auckland 1142, New Zealand, Maggio 2019. 
(7) Si veda al riguardo: Giuseppe Palmisano, L’obbligo dello Stato di tutelare il diritto alla salute, alla luce della Carta sociale europea. Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI – CNR), novembre 2016.